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Venezia 75, giorno 7: Vox Lux, Monrovia, Indiana, Acusada e Opera senza autore

Oggi al Lido anche Opera Senza Autore, Monrovia, Indiana e Acusada, nelle parole dei registi e protagonisti

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di Chiara Laganà | 2018-09-11 4/09/2018 ore 17:00
(ultimo aggiornamento il 11 Settembre 2018 alle ore 9:48)

Natalie Portman è la protagonista di Vox Lux presentato a Venezia 75 e atteso nel 2019 © Lol Crawley

Venezia 75 è arrivato al suo giro di boa e lo fa con una diva amatissima da critica e pubblico: Natalie Portman è a al Lido per presentare Vox Lux, l’ultimo film di Brady Corbet. Al Festival torna anche Florian Henckel von Donnersmarck con un nuovo film sulla storia della Germania, Opera Senza Autore, presentati anche Acusada, film argentino in concorso e l’ultimo documentario di Frederick Wiseman, Monrovia, Indiana.

Il primo ad arrivare in conferenza stampa è Frederick Wiseman con il suo documentario dedicato a Monrovia, Indiana: il regista racconta la comunità di agricoltori dello stato dell’Indiana, popolata da 1063 anime dando risalto alla vita organizzativa, la religione e la vita quotidiana.

“Volevo mostrare la colonna vertebrale dei posti e ho avuto l’aiuto delle persone giuste. Monrovia è una città che funziona, dalla quale le persone non si sono mai spostate, ma non è un mondo che sta morendo”.

Per rappresentare la vita quotidiana di Monrovia, Wiseman ha dovuto capire determinate dinamiche della comunità, ma non è un film politico:

“Il 75% delle persone che vivono lì ha votato Trump, ma non è un film che parla di politica e non avevo la minima intenzione di farle un film politico”. 

Dopo Ex Libris, presentato l’anno scorso a Venezia, Wiseman porta a Venezia un altro documentario dedicato alla straordinaria vita del quotidiano. 

Presentato anche Acusada, film argentino di Gonzalo Tobal in concorso, un film che per protagonista una ragazza accusata di aver ucciso brutalmente la sua migliore amica. A interpretare la ragazza, l’attrice Lali Espósito, insieme a Leonardo Sbaraglia.

Gonzalo Tobal era interessato a parlare dell’attenzione morbosa che molte persone hanno nei casi giudiziari:

“Al di là del riferimento a fatti reali, il film riflette come i media coprono e raccontano fatti di crimine. Il film esplora tutto questo dal punto di vista del nucleo familiare: giustizia, famiglia, media, altri attori sociali che possono osservare questa dinamica”.

Per l’attrice Lali Espósito, l’enfasi di Acusada è proprio sulla (presunta) colpa della protagonista:

“L’enfasi sta nella colpa, questa colpa non detta, ma vista. Il focus è su tutto il sistema dietro casi di crimine come questo: televisione, social media, famiglia e amici. È stato interessante toccare tutti questi tasti, un lavoro straordinario e piacevole”.

Se spesso l’attenzione è rivolta alle famiglie della vittima, nel film di Tobal i protagonisti sono gli altri:

“Vedo il film come una proposta originale, un poliziesco visto dal punto di vista dei vincoli familiari”.

La violenza e un’adolescente sono anche al centro di Vox Lux, un altro titolo in concorso presentato oggi. Il film di Brady Corbet ha per protagonista Celeste, una giovane ragazza sopravvissuta a un massacro in un liceo americano e diventata poi una popstar. A interpretare Celeste adulta Natalie Portman:

“Ho recitato il ruolo della pop star, un sogno! Sia è stata importante per me (la cantante australiana è autrice della colonna sonora, ndr), è una donna piena di talento. È stata una bella esperienza, ma mi sono divertita sia a ballare che a cantare”.

Portman non vede però la sua Celeste come un mostro, mentre per il regista Corbet il suo Vox Lux è un ritratto degli ultimi 20 anni di storia del nostro secolo. 

Al centro del film un massacro in un liceo americano, qualcosa che Corbet, nato in Colorado, conosce molto bene:

“Il film inizia nel 1999, l’anno del massacro di Columbine, vengo dal Colorado ed ero lì quando è successo, ma non ho fatto un film su questo”.

Il film è dedicato a Jonathan Demme, un mentore per il regista:

“Ho passato con lui gli ultimi anni della sua vita, sono stato triste quando è morto, mi sarebbe piaciuto se avesse visto il film”.

Terzo film per il regista tedesco, premio Oscar per Le vite degli altri, Florian Henckel von Donnersmarck che ha presentato al Lido Opera Senza Autore. 

Ispirato alle opere dell’artista tedesco Gerhard Richter, Opera Senza Autore racconta la storia dell’artista Kurt Barnert (Tom Schilling) in tre decadi diverse della Germania del 900: l’avvento del Nazismo e la seconda Guerra mondiale, la separazione delle due Germanie e la costruzione del muro. 

Dopo il deludente The Tourist, il regista torna a girare nella sua Germania:ù

“Volevo raccontare la creatività umana, Kurt riesce a trasformare nel film le sue ferite in arte. Ho sempre cercato una storia simile, per esempio nell’opera classica Verdi si è ispirato a Schiller, così ho trovato questa storia”.

L’arte – secondo il regista – non dovrebbe essere sottoposta a censura:

“Credo nell’arte libera, non penso che un sistema politico debba avere delle idee su come deve essere l’arte. I nazisti avevano le proprie regole legate all’arte, ma solo quando più persone possono liberarsi si parla di talento”.

Quanto al titolo, per il regista l’artista “non ha pienamente capito il senso delle sue opere”. Sebastian Koch, protagonista de Le vite degli altri, interpreta un nazista dall’oscuro passato e il tema della memoria è uno dei centrali del film:

“Raccontiamo anche la Germania di oggi, un Paese che ha affrontato il suo passato. Sono contento che Florian, mi abbia parlato di questo progetto”.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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