Afghanistan: a Fiumicino arrivati altri 203 profughi

Evacuati da Kabul con ponte aereo della Difesa. Sant'Egidio: "Accogliamoli, hanno bisogno di tutto"

photo credit: @ItalianAirForce

In fuga da Kabul altri 203 afghani sono giunti questa mattina all’aeroporto di Fiumicino, grazie al ponte aereo tra l’Afghanistan e l’Italia, via Kuwait, organizzato dalla Difesa.

Dapprima trasportati da Kabul a Kuwait City con un C130J dell’Aeronautica Militare, i profughi hanno quindi proseguito il viaggio per Roma con un altro volo militare effettuato con un Boeing KC767. Così come già accaduto per i precedenti arrivi, tutti gli evacuati saranno ora sottoposti in aeroporto a profilassi sanitaria anti Covid prima di essere poi trasferiti con pullman dell’Esercito in strutture dedicate alla loro accoglienza.

Sant’Egidio: “Accogliamo gli evacuati, hanno bisogno di tutto”

“Stanno arrivando in questi giorni, con gli aerei militari italiani da Kabul, i primi evacuati dall’Afghanistan. Sono famiglie, tanti i bambini piccoli. Non hanno portato nulla con sé, sono fuggiti soltanto con quello che avevano addosso. Al loro arrivo, ad accoglierli, trovano visi amici e generi di conforto, offerti dalla Comunità, che ha organizzato un presidio di accoglienza all’aeroporto, su richiesta delle autorità e dei militari italiani”. Lo riferisce sul proprio sito la Comunità di Sant’Egidio.

“Hanno bisogno di biancheria di ricambio, vestiti, in qualche caso di latte in polvere per i più piccoli. Sono questi i generi che Sant’Egidio sta distribuendo loro, insieme a qualche giocattolo per i bambini: serve a distendere il clima, a distrarre i più piccoli dalla paura e l’angoscia dei giorni scorsi. Aiuti che stanno arrivando alla Comunità grazie ad una gara di solidarietà partita in risposta al nostro appello”, prosegue.

“Tutti loro – spiega ancora Sant’Egidio – hanno già da tempo contatti con l’Italia: chi ha qui parenti, ormai integrati in Italia (e alcuni si sono offerti volontari per fare da traduttori e mediatori culturali), alcuni hanno lavorato per la base militare italiana e parlano qualche parola della nostra lingua: ‘facevo un cappuccino buonissimo, al bar della base’, ci dice un giovane padre con il bimbo in braccio”. “Ora per tutti loro inizia una nuova vita, accolti o dalle strutture statali o da famiglie che hanno offerto volontariamente accoglienza, in diverse città italiane”, aggiunge la Comunità, che fornisce anche i riferimenti per chi voglia offrire donazioni.

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