Apre a Roma il pub di Salvatore Buzzi: nel menù i panini “Mondo di Mezzo” e “Gomorra”. Don Ciotti: “È la banalizzazione del male”

Protagonista dell'inchiesta "Mafia Capitale", Buzzi è stato condannato nel processo di appello bis a 12 anni e 10 mesi. "Da oggi parte questa nuova avventura insieme ad alcune persone che provengono dal mondo della 29 Giugno", scrive su Facebook. E ironizza sulle su vicende giudiziarie: "Nel nostro locale pagheranno tutti: amici, parenti e conoscenti. I pm pagheranno doppio. I giudici triplo"

Foto dal profilo Facebook di Salvatore Buzzi

Aprirà a Roma questo pomeriggio il pub di Salvatore Buzzi. Ad annunciarlo con un post su Facebook, seguito da una scia di commenti entusiasti e promesse a partecipare, è stato lo stesso imprenditore, tra i nomi di spicco del maxiprocesso al Mondo di Mezzo, condannato a 12 anni e 10 mesi nel processo di appello bis.

“Festina Lente, società di capitali il cui maggiore azionista è mia suocera e altri azionisti vicini al mondo 29 Giugno, ha rilevato la gestione di un pub che opera dal 2015 in via Tor Vergata 303 b”, scrive Buzzi che gestirà il locale insieme a persone provenienti la cooperativa da lui fondata quasi trent’anni fa.

Nel menù figurano i nomi di panini ispirati si ispirati alle vicende giudiziarie di Buzzi e al mondo della malavita, da “Mondo di mezzo” a “Gomorra” e “Suburra”. “Nel nostro locale  – si legge nel post – pagheranno tutti: amici, parenti e conoscenti. I pm pagheranno doppio. I giudici triplo”.

Netta la condanna del presidente nazionale di Libera, don Luigi Ciotti, su questa vicenda. “L’apertura a Roma di un pub gestito da un protagonista dell’inchiesta “Mafia Capitale”, locale il cui menù offre pietanze dai nomi tratti dalla galassia criminale emersa dall’inchiesta, non è purtroppo uno spettacolo nuovo. Che ora un’iniziativa del genere si possa realizzare nel nostro Paese è motivo di profonda preoccupazione. È la banalizzazione del male”, afferma don Ciotti.

“Già nel 2006 in Spagna una catena di ristoranti aveva adottato il marchio – per fortuna annullato dieci anni dopo dall’Unione Europea – “La mafia si siede a tavola”, con tutta una serie di riferimenti che volevano essere folcloristici mentre erano solo volgari, offensivi, inaccettabili”, aggiunge Don Ciotti.

“È un segno evidente – prosegue – di una progressiva banalizzazione e mercificazione del male. Siccome estirpare un male è troppo faticoso e mette in discussione assetti di potere più ampi, lo si normalizza, si finge che sia meno grave di quello che è associandolo a beni di consumo come il cibo. Un processo di addomesticamento delle coscienze che permette al male di persistere, ai suoi autori e complici di continuare ad agire spavaldi in esibita noncuranza per il bene comune sottratto e per il dolore inferto alle loro vittime”.

 

 

 

 

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