Casa: a Monte Stallonara palazzi costruiti su una discarica abusiva

Vicino a Malagrotta, cinquemila residenti convivono con l'incubo di ammalarsi. Il Comune finora senza fondi per la bonifica 

Comitato Monte Stallonara

È tutto racchiuso in una nota della direzione rifiuti all’interno del dipartimento ambiente del comune di Roma: “Atteso che le corpose indagini preliminari hanno attestato taluni superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione nei terreni e nelle falde, si procederà alla predisposizione del piano di caratterizzazione del sito nonché alla successiva elaborazione delle analisi di rischio specifico. A riguardo si evidenzia che le attività di cui sopra presuppongono un reperimento di ingenti somme (…), risultando del tutto evidente come le tempistiche indicate dalla legge (un mese dal rinvenimento dei rifiuti, ndr) non possano essere considerate applicabili”. Lo riporta il ‘Corriere della Sera’.

Già nel 2007 – ricorda il quotidiano – la Regione prescriveva la bonifica e la valutazione di rischio sanitario, senza però per questo revocare l’edificabilità. Lo scandalo dei rifiuti era emerso nel 2017 dall’inchiesta del pm Alberto Galanti sulla presunta truffa del Piano di zona: l’ipotesi che qui, come in tanti altri quartieri di edilizia popolare della Capitale, le case siano state vendute dalle coop (II Nido, Acli Castelli romani seconda e terza, all’interno del consorzio gestito dall’Isveur) a un prezzo superiore al limite fissato nella concessione dei terreni.

Il quartiere, nato privo di fogne, allacci di luce e gas, asfalto sulle strade per le mancate opere di urbanizzazione, solo di recente, e non senza lentezze, sta diventando vivibile con i fondi della Regione. Dall’inchiesta (è fissato l’Appello dopo il non luogo a procedere del primo grado), venne fuori che tre palazzi, 76 famiglie in totale, presentavano crepe. L’allora procuratore Pignatone scrisse in urgenza alla sindaca Raggi che dispose verifiche sulla stabilità degli edifici, i cui pilasti affondano nei rifiuti.

Scongiurato il rischio crolli, i carotaggi non si sono fermati, mentre un’altra inchiesta è stata aperta per risalire alle responsabilità della discarica sorta 30 anni fa in una ex cava. “In tre fori, si legge nella perizia, all’intersezione di via Decimomannu e via delle Moratelle (dove sorgono anche dei giardini, ndr), sono stati rinvenuti Rsu con uno spessore costante attorno ai due metri e la medesima quota di interramento”.

Si tratta di scarti edili ma anche plastiche e sacchi neri. “Vogliamo sapere tutta la verità e se ci sono rischi per la nostra salute”, dice al ‘Corriere della Sera’ Monica Pollidori, presidente del comitato di quartiere. Una richiesta che almeno per ora resterà inascoltata.

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