Casu (Pd): niente alleanze con le sigle

Il neo-segretario romano, in un’intervista al Messaggero, spiega quale sia la linea politica che il Pd deve intraprendere dopo la batosta elettorale

Foto tratta dal profilo Facebook

Lorenzo De Cicco per Il Messaggero Roma

 

Andrea Casu, classe 1981, maniche di camicia un po’ per il caldo un po’ per onorare il cliché renziano, è stato appena eletto (col 56%) segretario del Pd di Roma, commissariato per due anni e mezzo dopo il ciclone di Mafia Capitale.

 

Casu, partiamo dalle elezioni vere. Quelle dove il Pd, in provincia di Roma, ha dimezzato i propri consensi. A un anno dalla sconfitta contro la Raggi, le cose non sembrano cambiate in meglio per voi. Anzi. Cosa non ha funzionato?

«Da segretario cittadino voglio occuparmi di Roma, ma è ovvio che dobbiamo interfacciarci con l’area metropolitana e con la regione. Qui purtroppo c’è un notabilato locale che ha compresso il cambiamento. Ho visto liste civiche che assomigliavano più al Pd dell’originale. Certi capibastone non devono più trovare spazio, serve una nuova generazione in grado di superare egoismi e lotte intestine».

 

Il prossimo voto è quello per la Regione: «Coalizione larga», come dice Zingaretti o «meglio soli» come fa capire Renzi a livello nazionale?

«L’unica alleanza che mi interessa è quella con i romani. Poi credo che il Pd non debba accordarsi con le sigle, anche perché molte non rappresentano più nessuno. L’alleanza va trovata sulle idee e sulle questioni sociali».

 

Lei era sostenuto sia dai renziani che dai franceschiniani. Cambia qualcosa dopo le critiche del ministro della Cultura all’ex premier?

«A Roma lavoriamo benissimo insieme e vogliamo coinvolgere anche chi ha votato Orlando ed Emiliano al congresso nazionale».

 

Quindi chi sarà il presidente del partito? Offrirete la poltrona alle mozioni sconfitte?

«Lo sceglierà l’assemblea dei delegati, sarà una figura di garanzia per aiutarci in questo lavoro di ricostruzione».

 

C’è molto da ricostruire…

«Sì, ma il Pd a Roma è vivo, abbiamo 12mila iscritti, di cui 2mila nuovi».

 

Ma ha votato la metà dei tesserati…

«Ma è stato un miracolo. Alle comunarie della Raggi c’erano 3.800 clic, noi abbiamo coinvolto 6mila persone in carne e ossa, col caldo di giugno, non è mica facile. Veniamo da anni molto difficili. Completeremo la riorganizzazione dei circoli, entro 100 giorni faremo una conferenza ad hoc».

 

Un anno di opposizione alla Raggi. Come lo giudica?

«Il fallimento del M5S è sotto gli occhi di tutti, basta pensare ai rifiuti, ai trasporti, alla cultura. L’Estate romana sta sparendo, hanno definanziato pure l’arena di piazza Vittorio. Ora serve un partito radicato, che non segnali solo gli errori della giunta, ma che faccia proposte. E che metta in contatto iscritti ed eletti. Ricorreremo spesso ai referendum sulle questioni cruciali, a partire dai temi importanti che vengono discussi in consiglio comunale».

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