Cinghiali: Commissario Ferrari, situazione critica probabile il depopolamento

Il commissario straordinario all’emergenza per la peste suina farà il punto a metà settimana. Un piano per dislocare nuovi cassonetti con protezione dagli animali selvatici.

«Mercoledì o giovedì faremo il punto della situazione con la task force messa in piedi dal Comune e dalla Regione Lazio, per capire se ci sono carcasse positive nell’area oltre il Grande raccordo anulare. La prima urgenza è quella di circoscrivere con precisione il perimetro dell’area del contagio. Dopodiché si potrà ragionare su un piano di eradicazione selettiva dei cinghiali». Ecco le priorità individuate dal commissario straordinario all’emergenza per la Peste suina africana (Psa) Angelo Ferrari nel corso di una intervista a ‘’La Repubblica’’.

Commissario, il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha rilevato la necessità di un piano di abbattimento selettivo, lei è d’accordo? «Mi trovo d’accordo con quanto detto dal sottosegretario Costa, Dovremmo provvedere a un depopolamento dei cinghiali».

Finora quanti casi di Psa sono stati accertati a Roma? 

«Al momento uno solo, ma il numero potrebbe salire: attendiamo gli esiti delle analisi eseguite sulle due carcasse trovate venerdì al parco dell’Insugherata».

L’ordinanza firmata ieri dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti per il momento circoscrive l’area del contagio a quella della riserva dell’Insugherata, sospetta che la zona rossa potrebbe allargarsi? ‘’Mi auguro di no. In generale dobbiamo scongiurare due fattori. Cioè che i cinghiali infetti escano dall’area delimitata e che gli esemplari sani entrino nella zona di infezione provvisoria. C’è l’ipotesi che alcuni esemplari infetti possano essersi spinti a Nord, oltre il Gra, verso la zona dei laghi».

Quanto tempo ci vorrà per accertare questa ipotesi? 

«Dovremmo attendere almeno due settimane per capire quanto è larga la zona di infezione. Dopodiché si potrà ragionare sulle altre misure da adottare».

In Piemonte, un’altra regione insieme alla Liguria nella quale sono stati riscontrati casi di peste suina, si è deciso per gli abbattimenti. 

«In Liguria e in Piemonte i primi abbattimenti stanno partendo ora, dopo due mesi dai primi casi di contagio. In particolare, in Piemonte sono stati abbattuti 80 capi, ma all’esterno dell’area del contagio. All’interno attendiamo che sia il virus a fare la selezione. Occorre fare molta attenzione, evitare che con il piano di abbattimenti si vada a ripopolare il focolaio».

In città verranno posizionati dei raccoglitori dei rifiuti di nuova generazione per evitare che i cinghiali continuino a cercare cibo intomo ai cassonetti? 

«Ne ho parlato con l’assessora all’Ambiente del Comune, mi hanno confermato che esiste già un piano per dislocare dei nuovi cassonetti, con una maggior protezione contro gli animali selvatici. Perché bisogna tenere a mente che il pericolo non deriva solo dalla peste suina, esiste tutta una serie di patologie che possono essere veicolate dagli animali selvatici. Non solo dai cinghiali, ma anche dai gabbiani e da altre specie».

La Coldiretti del Lazio è preoccupata per la sorte degli allevamenti dei maiali. In che misura sono realmente a rischio? 

«Le varie Asl stanno facendo una verifica puntuale nelle aree limitrofe alla riserva naturale dell’Insugherata per verificare, attraverso la banca dati, quali e quanti allevamenti sono da monitorare. Verranno eseguiti dei sopralluoghi da parte dei veterinari delle Asl per accertare lo stato delle cose».

Al momento risulterebbe un solo allevamento a rischio, è così? 

«Da quanto ci risulta, al momento si. C’è un allevamento da 650 suini circa appena fuori dall’Insugherata, ma all’interno della zona infetta. Dobbiamo ancora attendere l’esito delle analisi sui capi. Non è detto che debbano essere abbattuti, potrebbero anche essere macellati».

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