Con Draghi premier la politica finisce nell’angolo

La vergognosa defezione di Renzi mette Mattarella,  partiti, esecutivi e l’ex presidente della BCE di fronte a scelte difficili e contraddittorie

Con il fallimento dell’esplorazione del Presidente della Camera, Roberto Fico, la crisi del nostro sistema politico tocca il fondo. Non si può negare però che la spinta nel burrone abbia un nome e cognome. Quel Matteo Renzi, che con tanta leggerezza e sicumera decide di staccare la spina all’unico governo “politico” possibile. La vergogna si fa ancora più forte e tragica se contiamo i quindici giorni giorni persi nelle audizioni da Fico a M5s da Pd a Iv in una serie di richieste unilaterali e incoerenti  con la sorniona consapevolezza che non avrebbero potuto essere accettate.

Renzi ha rubato quindici giorni alle scelte urgenti imposte dalla Pandemia e dal Recovery plan,  non solo per la smania della prima pagina, ma per una strategia ben precisa. Quella di marcare, fino alla plateale rottura, la distanza dal centrosinistra, per riacquistare credibilità rappresentando l’elettorato di “centro”, che Forza Italia  sta progressivamente perdendo.  Anche l’aver proposto come premier Mario Draghi, che raccoglie indubbi consensi in quell’area, anticipando il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,  fa parte del suo piano.

Tuttavia Draghi,  se accetterà l’incarico di formare il cosiddetto “governo del Presidente”, potrebbe dare dei dispiaceri proprio alla nuova classe media, quella che ha potuto accumulare risparmi che consentono una rendita,  o quella che il 27 del mese ha ancora uno stipendio assicurato. Ed essa, fino ad ora, non toccata dai due esecutivi Conte,  non potrà sottrarsi alla richiesta di nuovi, ulteriori sacrifici. L’ex presidente della Banca Centrale Europea non potrà ignorare i  debiti dello Stato in continuo aumento. E, l’oro dei privati è l’unica risorsa nell’attuale tempo di guerra!

Infatti questa Pandemia è una guerra, non meno terribile di quelle del passato. È vero non si muore  sotto le bombe ma il virus uccide ancora persino di più. Anche il disastro economico appare senza limiti. Due milioni di licenziamenti sono in agguato. Nonostante la pioggia di miliardi che lo Stato eroga, continua senza freni lo stillicidio di chiusure e fallimenti di attività economiche.  Inoltre gli investimenti a fronte dell’aiuto dei fondi europei, e la strategia delle vaccinazioni imporranno delle scelte che non potranno essere condivise da tutti,  aprendo fin da subito le prime crepe nel governo.

La mancanza di coesione dell’esecutivo Conte e della stessa opposizione di centrodestra che esprimono posizioni e interessi politici differenti, cause del recente rallentamento dell’azione di governo, si potranno riflettere anche su un eventuale Governo Draghi.

Il successo arriderà a Draghi e a Mattarella, che lo ha designato, solo se riuscirà a tenere il più lontano possibile la politica, alla quale dovrà però chiedere il sostegno, decretandone, però, anche una solenne sconfitta. Ma quanti partiti saranno d’accordo alla resa incondizionata? E soprattutto il banchiere Draghi se la sentirà di surrogare una classe politica perdente e tanto confusa?

 

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