Condanna omicidio Meredith scontata, Guede è libero

Vuole "essere dimenticato". Sollecito, "non si è mai pentito"

Rudy Guede torna a essere un libero cittadino. La condanna, a 16 anni di reclusione perché ritenuto responsabile dell’omicidio di Meredith Kercher è ormai definitivamente alle spalle. Niente più carcere, quello di Viterbo da dove era comunque di fatto uscito già da un anno, e niente più affidamento servizi sociali. A mettere la parola fine alla sua vicenda giudiziaria è stato il magistrato di sorveglianza della città laziale che gli ha concesso gli ultimi 45 giorni di liberazione anticipata, come prevede l’articolo 54 dell’Ordinamento carcerario. Retrodatando così il fine pena dal 4 gennaio dell’anno prossimo al 20 novembre scorso. Che ha significato per Guede libertà immediata.

Una notizia che l’ivoriano ha avuto dal suo difensore, l’avvocato Fabrizio Ballarini, mentre era impegnato come consueto a fare il volontario alla mensa della Caritas viterbese per poi spostarsi nel pomeriggio alla biblioteca del Centro studi criminologici dove lavora per mantenersi. Da lui nessuna reazione ma chi gli è vicino ha sottolineato che ora vuole “solo essere dimenticato”. “Rudy non è una star” ha detto il professor Claudio Mariani, che insegna al Centro studi criminologici e lo ha seguito in tutto il suo percorso detentivo. “Su ogni storia – ha aggiunto – prima o poi dovrebbe calare il sipario”. “Non c’è altro da aggiungere – ha sottolineato ancora il professor Mariani – eccetto il fatto che la vita di una giovane ragazza inglese è stata stroncata e dalla sua famiglia abbiamo potuto imparare la grande dignità e il valore del silenzio”. Anche da uomo libero Guede non sembra intenzionato a lasciare Viterbo perché considera il volontariato alla Caritas una priorità. Non è comunque escluso che possa tornare anche a Perugia dove è già stato in occasione di vari permessi ottenuti quando era in carcere, ospite della famiglia della sua maestra delle elementari.

Per una questione procedurale l’ordine di scarcerazione è stato emesso dall’Ufficio esecuzione della procura di Milano. “Perché la competenza in fase esecutiva – ha spiegato l’avvocato Ballarini – si radica con la sentenza per ultima passata in giudicato. E Guede aveva un cumulo tra la condanna per omicidio di Perugia e di un furto a Milano, con quest’ultima diventata definitiva più tardi di quella del capoluogo umbro”. Tra tutti coloro che sono stati coinvolti nella vicenda dell’omicidio di Meredith Kercher, compiuto a Perugia la sera del primo novembre del 2007, l’ivoriano è stato l’unico che ha sempre ammesso la sua presenza nella casa di via della Pergola mentre la studentessa inglese veniva ferita mortalmente alla gola. Negando però di avere partecipato al delitto e, anzi, sostenendo di avere cercato di soccorrerla. Versione che però non ha mai convinto la famiglia Kercher. “Guede ha fatto quello che l’ordinamento penitenziario gli ha permesso” ma c’è da dire che “da un punto di vista morale, della giustizia concreta e effettiva, evidentemente la pena che ha scontato è molto bassa rispetto alla tragicità dell’evento” ha commentato il loro legale, l’avvocato Francesco Maresca. E per Raffaele Sollecito, coinvolto nelle indagini insieme ad Amanda Knox prima che entrambi fossero definitivamente assolti, “resta l’amarezza che non si sia mai pentito”. (di Claudio Sebastiani per Ansa)

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