23 Giugno 2021
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Covid: Irbm, insieme di eventi ha messo a dura prova AstraZeneca

Secondo il presidente del centro di ricerca di Pomezia "il vaccino è sicuro, il sistema di farmacovigilanza Ue valido"

Sono successe “molte cose che hanno condizionato fortemente prima la produzione e poi la distribuzione, un insieme di eventi che han messo a dura prova lo sforzo titanico che AstraZeneca ha messo in campo per produrre 3 miliardi di dosi nel 2021″. Così Piero Di Lorenzo, presidente e amministratore delegato dell‘Irbm di Pomezia (il centro di ricerca che in collaborazione con l’università di Oxford ha sviluppato il vaccino) su ‘La Stampa’, dove preferisce non commentare la possibilità che l’Ue dal 2022 abbandoni i preparati a vettore virale a favore di quelli a Rna messaggero, come Pfizer o Moderna.

“Prendo atto di quello che mi dice e ovviamente non commento le scelte della Commissione e dei governi europei”. L’Agenzia europea del farmaco “Ema, tirata per la giacchetta senza sosta dal 29 gennaio, giorno in cui ha approvato il vaccino, è stata costretta a ribadire ogni 2-3 giorni che il siero AstraZeneca era ed è efficace e sicuro come tutti gli altri prodotti validati. Sono ammirato dalla pazienza e dalla capacità diplomatica che hanno mostrato i dirigenti dell’Ema. Certo è che il bombardamento di notizie fuorvianti, tendenziose e qualche volta addirittura false ha creato in tanti un atteggiamento di comprensibile scetticismo. Ma sono fiducioso che, diradandosi la nebbia di una certa narrazione, la popolazione possa capire e reagire in maniera razionale”.

Il presidente dell’Irbm invita i cittadini a fidarsi dei vaccini anti-Covid “perché il sistema di farmacovigilanza dei Paesi europei è assolutamente valido. Il tempo impiegato per la scoperta dei vaccini è stato da record, ma solo perché sono stati inseriti nel sistema tantissimi soldi ed è stato coinvolto un numero incredibile di scienziati e centri di ricerca”. Poi ricorda che “Oxford University ed AstraZeneca hanno rinunciato a qualunque profitto in pandemia per privilegiare il diritto alla salute“.

“Il grande problema che AstraZeneca ha incontrato nel far partire la produzione su vasta scala è nella manifattura belga – spiega – purtroppo il vaccino è un prodotto non di sintesi, ma vivo e quando si realizza un trasferimento tecnologico il risultato in termini di resa può essere anche molto inferiore a quello sperato. A questo si aggiunge un problema politico che è sotto gli occhi di tutti. I Paesi nei quali AstraZeneca concentra la maggiore capacità produttiva sono Inghilterra, India e Usa che hanno adottato politiche protezionistiche nell’esportazione dei vaccini. Confido nel prestigio e nel peso internazionale del nostro presidente del Consiglio, che sono certo riuscirà a sbloccare queste limitazioni”

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