Cucchi: difesa Cc, accuse infondate, Tedesco bugiardo

Nuova udienza dedicata a difesa, prossima settimana sentenza

Stefano Cucchi

Tesi accusatorie “infondate e ricche di suggestioni”, l’imputato-accusatore definito “bugiardo e calunniatore”. Sono i due momenti-chiave dell’arringa in favore di uno degli imputati del processo per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato per droga nell’ottobre 2009 e poi morto una settimana dopo in ospedale. A ‘tuonare’ in aula e’ stato l’avvocato Piero Frattarelli, uno dei difensori del maresciallo Roberto Mandolini, sotto processo per falso e calunnia (per lui il Pm ha chiesto otto anni per il falso e la prescrizione per la calunnia). E tutto questo a precedere una settimana, la prossima, fondamentale: dopo le arringhe dei difensori dei carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, entrambi accusati di omicidio preterintenzionale (per loro il pm ha chiesto 18 anni ciascuno), ci sara’ la sentenza. “Le tesi accusatorie sono infondate e ricche di suggestioni. La logica e il buonsenso sono state prese a randellate in questo processo”, e’ stato l’esordio dell’avvocato Frattarelli prima di concentrarsi su ognuna delle quattro ipotesi di falso contestate al suo assistito. Prima tesi: “Secondo l’accusa – ha detto – c’era l’intenzione di rendere fantasmi, di fare sparire dalla scena Di Bernardo e D’Alessandro; da cio’ la loro mancata indicazione nel verbale di arresto. Ma alle 3 di notte a Mandolini in caserma gli e’ stata rappresentata perfettamente tutta la questione?”.

E poi: “L’accusa non indica alcuna prova secondo la quale Cucchi quella sera abbia indicato un difensore di fiducia, mentre Mandolini gli avrebbe assegnato un difensore d’ufficio. Mandolini dice ‘fece un nome, ma non riuscimmo a trovarlo’. Cucchi ebbe giorni e giorni per nominare un difensore di fiducia, ma non lo fece”. Dopo il punto del mancato fotosegnalamento dell’arrestato e degli accertamenti dattiloscopici (“non era obbligatorio farli”, ha detto l’avvocato), spazio importante e’ stato dedicato all’omessa annotazione della resistenza di Cucchi al fotosegnalamento stesso che sarebbe stato il momento che porto’ al suo pestaggio: “Sostanzialmente non fu una resistenza al fotosegnalamento, ma una sorta di non volonta’ di farlo”.

E poi, il tema della calunnia, secondo la quale Mandolini avrebbe accusato falsamente tre agenti penitenziari poi assolti in maniera definitiva (“Mandolini si e’ limitato a dire quello che sapeva, ma questo non integra il reato contestato”) ha aperto alla seconda frase importante: Francesco Tedesco, l’imputato-accusatore che ha indicato le responsabilita’ del pestaggio, “e’ un bugiardo e un calunniatore, e’ documentalmente dimostrato. Non e’ quell’angelo che descrivono i suoi difensori”. Immediata la replica del difensore di Tedesco, l’avvocato Eugenio Pini: “Si e’ trattato di accuse gravi e infondate. Il collega, in parte ha discusso su fatti inesistenti e mai entrati nel processo, e in parte ha cercato di addomesticare le evidenze processuali alle proprie esigenze difensive; ma queste sono operazioni che danneggeranno ulteriormente il proprio assistito. In ogni caso, Tedesco, e’ ripetutamente venuto in udienza a spiegare i fatti e mettendoci la faccia”. Adesso l’attesa e’ alla prossima settimana e alla sentenza.

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