Cucchi: legale famiglia chiede 2 mln di danni, noi carne da macello

"Fatto di tutto per nascondere responsabilità"

Stefano Cucchi

“Non ce la facciamo piu’. Non ce la fa piu’ la famiglia Cucchi e ci rimettiamo alla sua sentenza”. Lo ha detto l’avvocato Fabio Anselmo, legale di parte civile della famiglia di Stefano Cucchi, nel processo in corso a Rebibbia sui presunti falsi e depistaggi seguiti alla morte del geometra di 31 anni, deceduto il 22 ottobre del 2009. Anselmo ha ricordato come il corpo di Stefano fosse “un mappamondo di lesioni”. “Siamo stati carne da macello per queste persone, ma noi siamo essere umani: e’ stato fatto di tutto per nascondere responsabilita’ gravi”, ha aggiunto il penalista. Nelle conclusioni depositate dal legale di parte civile si chiede una provvisionale di 750 mila euro e un risarcimento di oltre 2 milioni di euro.

Per i presunti depistaggi sono imputati otto carabinieri: il generale Alessandro Casarsa all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma, e altri 7 carabinieri, tra cui Lorenzo Sabatino, allora comandante del reparto operativo dei carabinieri di Roma. Le accuse, a vario titolo e a seconda delle posizioni sono quelle di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia. Per tutti il pm Giovanni Musaro’ ha chiesto la condanna. “Questa e’ stata una vicenda tremenda per la famiglia, per gli agenti penintenziari, per lo Stato, e anche per l’Arma che e’ parte civile. Da queste quaranta udienze, da questa inchiesta, e’ emerso – ha detto ancora l’avvocato Anselmo – che esistono tanti parti sane nell’Arma dei carabinieri”. Nel 2015, ha ricordato Anselmo, “si e’ perso pero’ il treno per poter rimendiare e si reiterato il depistaggio. Anche dopo quella data e anche per quello che e’ accaduto in quest’aula ci sono stati segnali inquietanti”.

“Questo processo non e’ solo fatto di articoli, eccezioni, e’ fatto di vicende umane. C’e’ anche chi ha avuto il coraggio di parlare”, ha detto il legale (che rappresenta Ilaria Cucchi e papa’ Giovanni) riferendosi ad alcuni dei militari che hanno aiutato a far luce sulle responsabilita’: “Qualcuno lo ha fatto in ritardo ma ha avuto coraggio”. “Quando parlo di umanita’ penso a Colombo Labriola (uno degli otto imputati e all’epoca dei fatti comandante della stazione di Tor Sapienza, una delle stazioni dove Cucchi fu trattenuto nella camera di sicurezza ndr), non si puo’ non apprezzarne il comportamento processuale, il coraggio nel tenere testa ai superiori, l’onesta’ intellettuale nel riferire cio’ che andava anche contro di lui”.

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