Da Frosinone alla Grecia: Antonio ritrova la famiglia che 80 anni fa salvò il padre dai nazisti

Figlio di un finanziere di Sant'Ambrogio sul Garigliano è riuscito a rintracciare ad Almiri i parenti della famiglia che - 78 anni fa -  salvarono il padre dalla furia nazista, nascondendolo per 10 giorni

Da Sinistra, Antonio Riccardi, Joannes Kollias e Francesco Riccardi durante l'incontro in Grecia

Una ricerca lunga 78 anni che ha permesso ai fili della storia – strappati dalla guerra- di riannodarsi. È la storia di Antonio Riccardi, figlio di un finanziere di Sant’Ambrogio sul Garigliano che – come racconta l’agenzia Nova – è riuscito a rintracciare in Grecia i parenti della famiglia che – 78 anni fa –  salvarono il padre dalla furia nazista.

 

Il finanziera Angelo Riccardi

Il contesto storico è quello dell’armistizio dell’8 settembre 1943 quando il finanziere Angelo Riccardi – originario di Sant’Ambrogio – militare delle truppe di occupazione in Grecia ad Almiri, insieme ad un gruppo di commilitoni, si ritrovò senza ordini e senza collegamenti con il comando. Sin dal giorno successivo all’8 settembre – ricostruisce all’agenzia Nova Antonio Riccardi, figlio di Angelo, il finanziere morto negli anni ’90- i tedeschi, che erano già presenti sul territorio greco, occuparono le postazioni italiane, disarmando i militari e facendoli prigionieri”.

“La famiglia Kollias che aveva ottimi rapporti con Angelo Riccardi – continua il racconto -, con immensa umanità e grande generosità, lo tenne nascosto presso la propria abitazione per una decina di giorni, esponendosi a forte rischio di vita, in quanto i tedeschi lo cercavano ovunque, perché avevano catturato gli altri e mancava soltanto lui. I Kollias di giorno lo facevano nascondere in un uliveto vicino ad un pozzo, distante circa 300 metri dalla casa. Una mattina i soldati tedeschi perquisirono l’abitazione Kollias, ma fortunatamente non lo trovarono, tuttavia nel giro di pochissimo tempo la guerra mostrò il suo volto peggiore. Il 18 settembre Angelo fu catturato e non ebbe neanche il tempo di salutare quella famiglia che aveva fatto tanto per lui”.

Fu creduto morto perché in quei giorni “i tedeschi fecero precipitare un treno pieno di italiani nel canale di Corinto -dice anche Antonio- e molti corpi furono spinti dalla corrente del mare nella baia di Almirì. Angelo invece, il 20 settembre, fu rinchiuso in un vagone merci e, dopo un lungo e disumano viaggio durato dodici giorni, venne condotto nel Lager III A di Luckenwalde a sud di Berlino, dove rimase prigioniero e adibito ai lavori coatti fino alla sua liberazione nel 1945, quando rientrò in Italia dopo due mesi di viaggio”. A quasi 80 anni da quei fatti, Antonio e Francesco Riccardi, rispettivamente figlio e nipote del finanziere Angelo, hanno incontrato Joannes Kollias, il figlio della coppia che aveva nascosto Angelo, facendogli visitare i luoghi dove avvennero i fatti. “Sono stati momenti molto toccanti durante i quali – ha detto Antonio- ho espresso la mia gratitudine a questa gente. Mio padre li ha sempre portati nel cuore e io, devo la mia stessa esistenza a loro dato che, se mio padre non fosse tornato vivo, io non sarei nato”.

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