Desiree: Riesame, indagato per stupro non ha dato la droga letale

Il nigeriano 'Sisco' resta però in carcere per il pericolo di fuga e reiterazione del reato

Il luogo dove è morta Desiree, cosa fare contro i reati?
Il luogo dove è morta Desiree

Nel provvedimento di 11 pagine i giudici della Libertà, che hanno ribadito il carcere per l’indagato, affermano che molti testimoni oculari “descrivono una scena nella quale Alinno Chima, detto Sisco, si rifiuta di dare stupefacenti alla ragazza che insistentemente lo richiede.

Il quadro indiziario è quindi certamente carente per quanto riguarda la cessione di stupefacente con la conseguenza che non possono dirsi acquisiti gravi indizi di colpevolezza neanche per quello che riguarda il delitto di omicidio volontario: la morte infatti non può essere ritenuta in alcun modo conseguenza di un’azione volontaria dell’indagato”.

E ancora: “Una volta esclusa la sussistenza di un grave quadro indiziario per quel che concerne la cessione, come fa il gip per Alinno (e per Minthe) – hanno scritto i giudici – non è possibile ipotizzare il concorso nell’omicidio volontario mentre sembra che non possa essere messo in dubbio che ricorra, salvo verificare chi ne debba rispondere, l’ipotesi di omissione di soccorso aggravata dalla morte”.

Per quanto riguarda l’accusa di violenza sessuale non di gruppo, il Riesame scrive che “la ricostruzione della dinamica degli eventi relativi” allo stupro “subito dalla vittima colloca infatti l’intervento di Sisco come soggetto che per ultimo entrò nel container per stuprare la ragazza – si legge-. Mentre è accertata la contemporanea presenza di Salia e Ghara all’interno del container dove ha avuto luogo la consumazione del delitto, nessun elemento permette di affermare che la violenza sessuale sia stata posta in essere da parte di Minthe e di Sisco nello stesso momento o anche solo alla contemporanea presenza di più soggetti”.

Per i giudici la detenzione in carcere deve essere confermata alla luce del pericolo di fuga e reiterazione del reato.

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