Dieci giorni all’inizio della scuola ma gli studenti a che ora entreranno?

Ancora non è chiaro come saranno scaglionati gli orari di entrata, e questo rallenta il lavoro dei presidi che a Roma devono fare gli schemi per le lezioni. Botta e risposta Pd-M5s sui nidi

Presidi in allarme a Roma in vista della prossimo anno scolastico. Le lezioni nella maggior parte delle scuole partiranno tra una decina di giorni, e ancora non si capisce come sarà scaglionato l’orario di entrare. Un aspetto fondamentale. Una cosa è certa: non si entrerà tutti alle 8, e dunque ci saranno più orari a seconda della classi

L’ipotesi è che si parta dalle 8-8.15, per arrivare fino alle 9.40. Ne consegue che le lezioni saranno al massimo da 50 minuti per garantire a tutti un orario di uscita non troppo in là nel pomeriggio. L’importante, ci dicono dal ministero, è garantire a tutti la scuola in presenza, lasciando a casi davvero limite la dad. La prossima settimana su questo si dovrebbe esprimere il prefetto, ma i presidi del Lazio chiedono che si faccia il prima possibile per dare loro la possibilità di comunicare a docenti e famiglie gli orari. Non ci dovrebbero essere invece particolari problemi per le cattedre vacanti, perché le assegnazioni sono state già avviate, anche se poi tutto andrà verificato sul campo. 

Il fatto è che bisognerà scaglionare gli orari di entrata anche per dare modo agli Ata, gli ex bidelli, di verificare eventualmente i green pass. Da quanto abbiamo appreso in questi giorni stanno proprio arrivando i cellulari per la verifica. La temperatura degli alunni sarà verificata a casa, ma non è escluso che la normativa cambi all’ultimo momento. La vera sfida però si gioca tutta sulla vaccinazione.

Per il presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp) Antonello Giannelli “saranno essenzialmente i cosiddetti bidelli o i collaboratori scolastici come si dice più correttamente perché sono il personale addetto al controllo degli accessi negli istituti scolastici”. “Rientra nei compiti del personale di vigilanza – aggiunge – controllare che chi entra e chi esce sia in regola, naturalmente in questo caso hanno ricevuto un incarico specifico”. Più pessimista l’altra associazione di categoria. “Al di là del ringraziamento e dell’incoraggiamento che il ministro Bianchi ha indirizzato ai dirigenti scolastici, rimangono in piedi le preoccupazioni della categoria per il prevedibile contenzioso derivante dall’applicazione delle sanzioni e della sospensione dal servizio per il mancato possesso della certificazione”, dice Paolino Marotta, presidente di Andis (Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici). 

Ancora sospesa la situazione nei nidi. Il candidato del centrosinistra al Comune Roberto Gualtieri afferma che “il  Campidoglio, si è limitato a consegnare 100 cellulari per controllare i certificati di 7 mila maestre che lavorano in 400 strutture su tutto il territorio di Roma“. La presidente Sabrina Alfonsi e l’assessore alla Scuola del Municipio Roma I Centro, Giovanni Figa’ Talamanca aggiungono che “sono passate tre settimane dall’emanazione decreto Legge che prevede l’obbligo del controllo del green pass per tutto il personale scolastico e soltanto a poche ore dall’apertura degli asili nido il Campidoglio si accorge che la certificazione deve essere controllata quotidianamente, e non una tantum come forse ha pensato qualcuno al Dipartimento Politiche Educative. Nel Primo Municipio, a fronte di 11 nidi che  dovranno accogliere i bambini, sono stati forniti soltanto due telefonini”. Ma l’assessora alla Scuola uscente ed esponente del M5s, Veronica Mammi’, in replica: “Chiariamo subito: la normativa prevede che il green pass sia controllato dai datori di lavoro, che nel caso dei nidi capitolini sono proprio i Municipi – aggiunge – Non e’ quindi Roma Capitale ad avergli affidato questo compito, ne’ tantomeno ci siamo sottratti come amministrazione all’impegno di sostenere la riapertura dei servizi educativi nei vari territori”.

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