Elezioni: i romani divisi tra disillusione per la politica e speranze

Ma alla fine, in Italia, tutto riconduce al calcio come parodia della vita. Fabio, un atro tassista incolonnato davanti a Termini, dice di non sapere neanche chi abbia vinto le elezioni perché a suo dire, la politica e le promesse dei politici “sono come il calcio mercato - dice - promettono l'arrivo di Cristiano Ronaldo alla Roma, ma poi non arriva mai. Spero di essermi spiegato”

I romani divisi tra disillusione per la politica e speranze in un maggior rispetto delle regole. Così, commercianti e dipendenti dei servizi pubblici hanno raccontato ad “Agenzia Nova” le loro preoccupazioni e le loro aspettative per un futuro governo di centrodestra. Tutti lamentano la precarietà delle condizione attuali, pochi sperano in un miglioramento, la maggior parte aspetta di vedere cosa succede adesso con al governo Meloni e il suo schieramento.

“Non penso a niente, devo vedere cosa succede. Se questi (il centrodestra -ndr) hanno vinto ci sarà un motivo”. Lo dice Rossella da dietro la cassa di un bar in zona piazza della Repubblica. Poi spiega che “essere di sinistra non vuol dire essere lassista. È normale per le persone civili” e di sinistra “essere spaventate dallo ‘zozzume’ sociale, culturale ed economico. Siamo arrivati al punto che tutti fanno quello che gli pare. Come italiana mi sento tartassata rispetto agli stranieri ed è ora che le regole vengano rispettate”.

A fargli da contraltare è Simone che di mestiere fa l’edicolante. “Non mi aspetto nulla di buono purtroppo. Non mi fido delle persone che hanno vinto. Non le stimo” dice ma aggiunge “peggio di come stiamo sarà difficile”. Da un governo di centrodestra “mi aspetto solo la loro rivalsa sulla sinistra. Spero in Mattarella che intervenga e non affidando alla destra l’incarico di un mettere insieme il governo e incaricando, invece, una persona come Conte, per esempio, che a mio avviso stava facendo tanto bene”.

Tra una ciocca di capelli e l’altra, la parrucchiera Francesca mostra tutto la sua disillusione per la politica e sull’esito elettorale. “Non mi cambia la vita, anche perché – dice – la vita me la cambio io, specialmente nel mio settore professionale”. Una valutazione politica però la fa quando sostiene che “non esiste più la destra, la sinistra o il centro. Sono tutti uguali. Me li immagino tutti (i politici – ndr) la sera a mangiare insieme la pizza e a decidere cosa fare il giorno dopo”.

Sotto la pioggia battente Marco consegna alcune scatole ad un portiere e alla domanda su cosa si aspetta dal nuovo governo, il fattorino dice di sperare “in un cambiamento. Quest’anno ho dato fiducia alla Meloni -dice- credo che tra le prime cose da fare ci sia la necessità di abbassare le tasse ma non so quanto possa riuscire in questo. La gente non ce la fa più, con lo stipendio, a far fronte a bollette, tasse e caro prezzi”. Cristian un suo collega che ha parcheggiato il furgone alcune decine di metri più avanti sostiene le ragioni dell’alternanza; che è giusto cambiare “dopo tanti anni” di governo “con le stesse facce”. Tra le priorità del nuovo governo, dice, dovrebbe “esserci l’aiuto alle persone in difficoltà, soprattutto incentivando il lavoro e togliendo il reddito di cittadinanza”.

Del tessuto commerciale della Capitale fanno parte anche cittadini stranieri loro stessi al centro della propaganda politica. “Siamo preoccupati ma speriamo sempre nel meglio”. Lo dice Michael, cittadino siriano, che insieme al collega iracheno Younis, lavorano in un chiosco tra Termini e piazza della Repubblica. “Siamo preoccupati più per quello che dice la gente che per l’esito elettorale anche perché – dicono – non sappiamo cosa farà un nuovo Governo, ma sentiamo cosa dice la gente su noi stranieri. In realtà – dice anche – non siamo certi che quando dicono di volerci rimandare ciascuno nei propri paesi, in realtà lo vorrebbero realmente dato che senza stranieri non ci sarebbe più chi fa lavori umili. Poi cosa vorrà fare il nuovo governo lo scopriremo”.

Dai commercianti ai dipendenti del servizio pubblico la tendenza non cambia o cambia di poco. “L’Italia non è più un paese sovrano ma è dipendente dell’Europa – dice dal finestrino Ottavio mentre mantiene saldo il volante del pullman dell’Atac in piazza dei Cinquecento -. Chiunque governi è soggetto alle decisioni prese dalle banche e dalle multinazionali e questa situazione non può essere cambiata da nessun governo”.

Sul perchè il Pd abbia perso le elezioni, l’autista dice che in tanti anni al governo “ha fatto più gli interessi dei poteri forti che della gente. La politica italiana – conclude – è morta con Almirante e Berlinguer”. Il suo collega Paolo, invece, spera che il centrodestra non cancelli il reddito di cittadinanza “mi auguro che lo aggiustino, ma che non lo tolgano”.

A qualche centinaio di metri, la tripla fila di taxi davanti la stazione Termini, è lunga come la fila della gente che aspetta di salire su una della auto bianche. “Peggio di come stiamo non può andare”. Diego, alla guida del suo taxi, aspetta incolonnato tra le altre auto, di far salire turisti o viaggiatori. “Da nove anni c’era la sinistra al governo e l’Italia, dicono che fosse sull’orlo del baratro. Per questo ci sarà un motivo? Quindi il cambiamento va bene. No – dice sicuro – non mi spaventa nulla. Mi aspetto regole e regolarità anche nella vita quotidiana. Per esempio – dice – siamo fermi qui a causa del traffico con la gente che aspetta di prendere il taxi. Ore perse per clienti e tassisti a causa del traffico”.

Ma alla fine, in Italia, tutto riconduce al calcio come parodia della vita. Fabio, un atro tassista incolonnato davanti a Termini, dice di non sapere neanche chi abbia vinto le elezioni perché a suo dire, la politica e le promesse dei politici “sono come il calcio mercato – dice – promettono l’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Roma, ma poi non arriva mai. Spero di essermi spiegato”.

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