Elisa Fuksas: La mia vita tra degrado (e disagi) al Ghetto

La scrittrice e regista scrive un lettera a 'Il Corriere della Sera' per denunciare  rifiuti, gabbiani e topi padroni di vicoli e piazze, invasione di tavolini… quando basterebbe far rispettare la legge  

photo credit: Giornate degli Autori

“Vivo al centro di Roma, al Ghetto: sono tra i privilegiati fortunati folli che abitano nel posto più bello del mondo. E che per questo devono scontare pene e punizioni”, esordisce  la regista Elisa Fuskas in una lettera pubblicata da ‘’Il Corriere della Sera’’

“Se va bene – continua – una decina di monopattini abbandonati davanti al portone che ti cadono addosso. Per carità sono ecologici! Di che ti lamenti. A volte sono gruppi di biciclette ma anche cassette di frutta e verdura. Certo, che c’è di strano? Al mattino c’è la spazzatura divorata dai gabbiani durante la notte che l’alba scopre incollata alla strada. Topi che mangiano felici gli avanzi degli avanzi degli avanzi. Invasione di arroganza e tavolini, e non c’entra niente il Covid e le misure per aiutare i presunti tavoli persi (qui è così da sempre, ora solo peggio)”.

Elisa Fuskas sottolinea poi la presenza di tavoli ovunque, per strada sui marciapiedi, nei vicoli (non passa una carrozzina, non passa la barella di un’ambulanza, non passo io con il cane), perfino nei vicoli sotto i ponteggi!

“Più chiedi per favore non farmi fare il giro dell’isolato per tornare a casa – rileva – e più si moltiplicano. E i proprietari, come nulla fosse: buongiorno Elisa, buonasera Elisa come va oggi? Come vuoi che vada? Sabato sera e domenica a pranzo l’apice della follia di clienti avventori disumanamente assembrati, pronti a mangiare sui cestini della spazzatura con mandrie di topi sotto i piedi, rumore di fondo insostenibile, suonatori che sbagliano ogni volta un unico pezzo di repertorio e «vi ringrazio per gli applausi spontanei!”.

A Fuksas non sfuggono i carabinieri, uno a ogni angolo, che guardano la scena e sostengono di non poter fare niente. “Questo lo so – scrive – ma credo che a questo punto il caos è anche una questione di sicurezza e ordine pubblico, visto che io che vivo da secoli qui non posso arrivare in macchina davanti casa anche se con valigia perché sono una potenziale minaccia. Una volta chiusi, i ristoranti scaricano quantità esorbitanti di rifiuti-spesso davanti la mia porta, meglio imbrattare il mio ingresso, li capisco! – arrivano i gabbiani, feroci predatori che bucano qualsiasi busta e intasano la strada. Per uscire bisogna aspettare che passino a recuperare i sacchi altrimenti si rischia l’aggressione. A confronto un morso di topo è niente. E poi certo i dissuasori – strani oggetti che emergono dalla strada – rotti da mesi e sostituiti da leggiadre transenne che l’ama, i fornitori dei vari ristoranti eccetera eccetera trainano brutalmente a qualunque ora del giorno e della notte. Eppure mai visto un vigile”.

E dunque? Cambiare casa, quartiere, città? Soccombere all’inciviltà? Non c’è davvero altra strada? Si chiede Elisa Fuskas.”Violenta questa vita tra folclore e dolore. Tra impotenza e esasperazione. Qui più che una soluzione politica – conclude – basterebbe far rispettare la legge. O avere un po’ di senso della realtà e rispetto per l’altro. Ma forse ormai anche questa è una questione politica. O metafisica?”.

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