Foibe, in Senato la celebrazione del ‘Giorno del ricordo’

E' stato istituito come solennità civile nazionale con larghissima maggioranza dal Parlamento nel 2004

La cerimonia del ‘Giorno del ricordo‘, in memoria di tutte le vittime delle foibe, si terrà oggi alle 16 nell’Aula di palazzo Madama e sarà aperta dall’intervento della presidente del Senato, Elisabetta Casellati, la quale ha sottolineato che “ricordare le Foibe, le decine di migliaia di vittime, l’esodo e la tragedia di centinaia di migliaia di italiani cacciati dalle proprie terre, è un imperativo morale e un insegnamento fondamentale da trasmettere alle nuove generazioni. Per troppi anni su questo dramma – ha affermato in una nota – c’è stata una sorta di guerra civile culturale che ha dato vita ad un negazionismo antistorico, anti-italiano e anti-umano”.

Per la seconda carica dello Stato, “è proprio sulla memoria delle tragedie dello scorso secolo che si basano e trovano forza e legittimazione le nostre istituzioni repubblicane, vero baluardo democratico – ha concluso – rispetto al rischio che l’odio o le discriminazioni razziali possano tornare”. Alla celebrazione parteciperanno anche il presidente della Camera dei deputati Roberto Fico e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Il ‘Giorno del ricordo’ è stato istituito come solennità civile nazionale con larghissima maggioranza dal Parlamento nel 2004 e per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “contribuisce a farci rivivere una pagina tragica della nostra storia recente, per molti anni ignorata, rimossa o addirittura negata: le terribili sofferenze che gli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia furono costretti a subire sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi”. Queste le parole che Mattarella, ha pronunciato ieri, vigilia del ‘Giorno del ricordo’. “Queste terre – ha continuato il presidente della Repubblica – con i loro abitanti, alla fine della Seconda Guerra mondiale, conobbero la triste e dura sorte di passare, senza interruzioni, dalla dittatura del nazifascismo a quella del comunismo. Quest’ultima scatenò, in quelle regioni di confine, una persecuzione contro gli italiani, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse in vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole”. Mattarella ha ricordato che “si deve soprattutto alla lotta strenua degli esuli e dei loro discendenti se oggi, sia pure con lentezza e fatica, il triste capitolo delle Foibe e dell’esodo è uscito dal cono d’ombra ed è entrato a far parte della storia nazionale, accettata e condivisa. Conquistando, doverosamente, la dignità della memoria. Esistono ancora piccole sacche di deprecabile negazionismo militante. Ma oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è quello dell’indifferenza, del disinteresse, della noncuranza, che si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi. Questi ci insegnano che l’odio la vendetta, la discriminazione, a qualunque titolo esercitati, germinano solo altro odio e violenza”.

 

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