Frenata alla direttiva Gualtieri sulle occupazioni. A Tor Bella Monaca temono vantaggi per criminalità – VIDEO

"Se fosse passato prima questo provvedimento, gli sgomberi dei Moccia e di altre famiglie malavitose non sarebbero stati possibili perché loro avrebbero trovato gli stratagemmi giusti per accedere a questi benefici", spiega Tiziana Ronzio di Tor più Bella. La donna, che ha fatto della lotta alla criminalità una ragione di vita, abita al civico 50 di via Santa Rita da Cascia nel quartiere Tor Bella Monaca

Il civico 50 di via Santa Rita da Cascia presidiato dai carabinieri

Frenata sulla direttiva del sindaco Roberto Gualtieri che, prevedendo numerose deroghe all’articolo 5 del decreto Lupi, consente il riconoscimento della residenza a diverse categorie svantaggiate che abbiano occupato un immobile. Dopo diverse sollecitazioni dei gruppi consiliari capitolini del centrodestra il prefetto di Roma, Bruno Frattasi, ieri ha incontrato il capo di gabinetto del Campidoglio, Alberto Stancanelli, e l’assessore al Patrimonio e alle politiche abitative, Tobia Zevi.

“Un confronto cordiale e interlocutorio, e ne seguiranno altri”, spiegano i partecipanti e che è durato circa un’ora e mezza. E a termine del confronto “la prefettura ha evidenziato l’opportunità di approfondire alcuni profili applicativi della direttiva anche in relazione al quadro normativo vigente in funzione di una sua successiva applicazione”. Così all’esito dell’incontro si è concordato di istituire un tavolo tecnico.

 

 

La scorsa settimana il sottosegretario all’Interno, Emanuele Prisco, aveva chiarito che il Viminale – sull’atto – avvierà le opportune verifiche: “Credo sia necessaria una verifica per valutare la legittimità della direttiva. La legge nazionale non considera l’occupazione abusiva un titolo valido per richiedere il riconoscimento della residenza. In ogni caso, il principio per cui chi rispetta le regole e si mette in fila per una casa popolare, possa essere superato da chi occupa un alloggio abusivamente mi sembra assurdo e un precedente pericoloso”.

Tuttavia a Tor Bella Monaca c’è chi teme che possa dare un vantaggio alla criminalità organizzata. “Se i Moccia avessero avuto la possibilità di ottenere benefici, non sarebbero mai stati cacciati da questa palazzina”, spiega all’agenzia Nova Tiziana Ronzio, presidente dell’associazione Tor più bella.

“Se fosse passato prima questo provvedimento, gli sgomberi dei Moccia e di altre famiglie malavitose non sarebbero stati possibili perché loro avrebbero trovato gli stratagemmi giusti per accedere a questi benefici”, aggiunge Ronzio. La donna, che ha fatto della lotta alla criminalità una ragione di vita, abita al civico 50 di via Santa Rita da Cascia nel quartiere Tor Bella Monaca.

Poco meno di due anni fa aveva come vicini di casa la nota famiglia che gestiva una vasta piazza di spaccio nel quartiere Tor Bella Monaca. “Non ne potevo più. Il via vai di consumatori, spacciatori e vedette era continuo. Ho due figli giovanissimi e non sapevo come proteggerli. Trovavo le dosi di droga nascoste anche sugli stipiti esterni del portone del mio appartamento e le liti” con gente pericolosa “erano all’ordine del giorno – racconta –. Poi ho deciso di riferire tutto ai carabinieri”. Da quelle denunce sono iniziate diverse operazioni delle forze dell’ordine che hanno portato, oltre che all’arresto di intere organizzazioni di spaccio, anche allo sgombero di diversi alloggi Ater, alcuni dei quali occupati abusivamente e utilizzati come magazzino per lo spaccio di stupefacenti.

Una presa di posizione forte, quella di Ronzio, che l’ha condotta a esporsi contro interi clan, al punto che oggi la donna vive con una macchina dei carabinieri che piantona giorno e notte l’ingresso del portone della palazzina in cui abita. “Ci sono famiglie che vivono di spaccio, in alloggi occupati abusivamente, ma che hanno figli piccoli o un disabile in casa. Che cosa si farà in questi casi?”, aggiunge riferendosi alla discussa direttiva del sindaco. Il provvedimento del Campidoglio, secondo Ronzio, seppur nasca “con l’idea di prestare attenzione alle fragilità, in realtà dimentica le vere fragilità. Non può passare il messaggio che si possa occupare abusivamente una casa e poterla rivendicare come propria, altrimenti le graduatorie non servirebbero”.

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