Furti: venuti dal Piemonte si spacciavano per tecnici del gas per derubare gli anziani

Preso un componente della banda che ha compiuto oltre trenta colpi fra luglio e agosto. Sulle tracce degli altri ladri che agivano in coppia: uno controllava le tubature, l’altro girava per la case in cerca di ori e denaro 

“Siamo i tecnici del gas, possiamo entrare per favore?”. Lo sventurato che apriva la porta si trovava mezz’ora dopo l’appartamento svaligiato. Dal Piemonte sono calati su Roma per razziare gli appartamenti dei pensionati. È una banda specializzata di ladri – truffatori di origine sinti che ha colpito per un mese la Capitale.

Da fine luglio a fine agosto quasi tutti i quartieri della città sono stati investiti dal gruppo. Sono almeno una trentina i colpi messi a segno a Roma. “Ma il numero è da considerarsi al ribasso”, spiega a ‘Il Messaggero’ un investigatore. “In molti, ne siamo quasi sicuri, non hanno denunciato o perché non si sono accorti dei furti oppure – aggiunge – per la vergogna di aver subito un simile smacco”.

In una perquisizione di carabinieri e polizia, a uno dei ladri arrestato, è stato sequestrato una parte del bottino, composto da un centinaio di gioielli. La maggior parte in oro. Ma il resto del gruppo è libero. Ancora per poco. Intanto in procura, il pm Pierluigi Cipolla, ha aperto una maxi inchiesta per truffa e furto aggravato.

La banda, per evitare di essere arrestata, ha adottato ogni precauzione possibile. “Dei veri professionisti”, chiosa un uomo delle forze dell’ordine. Al fine di non essere intercettati non hanno mai usato i telefonini, ma comunicavano tra di loro con dei potentissimi walkie talkie. Mentre la targa dell’automobile era sempre in parte coperta da un lenzuolo bianco che fuoriusciva dal cofano.

In pratica se le forze dell’ordine li avessero fermati avrebbero sempre potuto dire che non si erano accorti di quella coperta. Più in generale l’espediente serviva ad altro: era impiegato per evitare di essere identificati. Polizia e carabinieri acquisiscono sempre i video dalle telecamere di negozi e banche per scovare i responsabili di un omicidio, di una rapina, di una violenza o, come in questo caso, di una serie di furti.

La targa è coperta la ricerca è più complicata e richiede maggior tempo. Infine la banda si sbarazza della macchina, quasi sempre rubata, per non lasciare nessuna traccia. Vestiti di tutto punto come i “tecnici del gas”, bussavano alle porte di casa degli anziani. Nel cappellino che indossavano c’era scritto in evidenza: “Gas”. Quella, per loro, era un sorta di carta d’identità da esibire per varcare la soglia di casa.

“Lo vede è anche scritto qui”, dicevano alle loro vittime. Chi ci credeva era finito. O meglio, i suoi gioielli presto sarebbero stati rubati dallo specialista. Ovviamente le persone da colpire erano scelte con attenzione. Pensionati estremamente anziani che vivevano da soli. Questo il loro target. Entravano in coppia. Il resto del gruppo aspettava fuori, a bordo dell’automobile con il motore acceso.

Per gli inquirenti sono 5 in tutto. Una volta all’interno dell’appartamento scattava la seconda parte della messinscèna. Uno dei due faceva finta di controllare tubi, manopole, fornelli, contatore e caldaia. Blaterava di presunte perdite, di rischio per la vita dell’interno condominio. In questo modo attirava su di sé l’attenzione dell’anziano che, terrorizzato, ringraziava il tecnico per un intervento d’urgenza eseguito in piena estate. Nel frattempo l’altro si dirigeva nelle altre camere e apriva cassetti di comodini, armadi, cassettiere e scrivanie alla ricerca del luogo in cui il vecchietto conservava il cofanetto con i gioielli.

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