Genova ricorda Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso 20 anni fa a piazza Alimonda

Da due giorni la città rende omaggio al ventennale del G8, con convegni, cortei e testimonianze: il padre di Carlo, Giuliano Giuliani, il giornalista finito in coma per le botte della polizia Mark Covell, i rappresentanti di quella rete che invoca una 'società della cura' opposta a quella del capitalismo

Genova 20 luglio, piazza Alimonda, ore 17.27 vent’anni fa. In quel momento Carlo Giuliani viene ucciso dal colpo di pistola sparato dal carabiniere Mario Placanica.

Oggi, come tutti i 20 luglio da vent’anni a questa parte, la morte di Carlo verrà ricordata proprio in quella piazza che per qualche tempo mani anonime hanno rinominato ‘Piazza Carlo Giuliani – Ragazzo’. E saranno fiori e applausi, e parole.

Perché Carlo Giuliani, come la violenza della polizia alla Diaz e le torture a Bolzaneto, sono il simbolo di tutto ciò che non può diventare solo un ricordo. Restano le cicatrici, restano le domande, resta la richiesta di giustizia nonostante i processi, le scuse, le parole.

Già da due giorni la città rende omaggio al ventennale del G8 di Genova 2001 con convegni e cortei e testimonianze: il padre di Carlo, Giuliano Giuliani, il giornalista finito in coma per le botte della polizia Mark Covell, i rappresentanti di quella rete che invoca una ‘società della cura’ opposta a quella del capitalismo. E la marcia zapatista, arrivata in piazza de Ferrari tra canti, slogan e striscioni: “La notte è più buia prima dell’alba”.

“Chi dice che il movimento è nato e morto durante il G8 sbaglia” dicono oggi i rappresentanti di Attack Italia nella assemblea nazionale della rete in piazza Matteotti, a pochi passi da palazzo Ducale davanti a un centinaio di ragazzi che vent’anni fa forse non erano nati. “Riprendere quella sfida e uscire dall’economia del profitto” sono parole e slogan che ricordano quelli urlati nelle piazze genovesi di allora, ricordano le parole di don Andrea Gallo, il prete operaio, il prete degli ultimi. Perché la partita, dicono “è tra la Borsa, con la B maiuscola, e la vita e noi scegliamo la vita”. E poi si annuncia una “grande mobilitazione per l’autunno”, dopo la riunione del G20 di Roma “per dire loro che non possono decidere i destini del mondo”.

Ora come allora, la rete stringe le maglie tra le quali restano intrappolate domande rimaste ancora senza risposta. Sono passati 20 anni, ma lo spirito che animò i mille e mille ragazzi con le mani tinte di bianco che chiedevano acqua pubblica, cibo e lavoro per tutti, un’economia giusta, un mondo inclusivo è lo stesso di allora. Lo stesso in cui credeva il ragazzo che oggi, come vent’anni fa, tornerà a essere sull’asfalto di piazza Alimonda.

A quel ragazzo gli ‘Anarchici per la distruzione dell’esistente’ dedicano i fuochi accesi su due ripetitori: “In questi 20 anni, su quelle giornate, politici, capetti e politicanti di movimento, preti e persino la famiglia di Carlo, hanno vomitato chi analisi riformistiche e prive di verità, chi vere e proprie diffamazioni sulla persona di Carlo – dicono – Noi invece vogliamo ricordarlo dandogli la dignità che merita, senza ipocrisie, lontani da idolatrie. Le fiamme che la notte scorsa abbiamo sprigionato per incendiare quei due arti del dominio, vogliamo dedicarle a Carlo e a tutti i ribelli e le rivoluzionarie che nel mondo sono caduti combattendo per la libertà, l’uguaglianza, la giustizia sociale”.

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