Green pass: piazza sottovalutata, Viminale prepara la ‘stretta’

Adesso le date sottolineate in rosso sul calendario sono due: il 15 ottobre, giorno in cui in tutta Italia scatterà l'obbligo di 'certificazione verde' per accedere al luogo di lavoro, e il 30 e 31 ottobre, vertice conclusivo dei capi di Stato e di governo del G20 in programma a Roma

Manifestazione a Roma contro i green pass, folla tenta l'assalto a Montecitorio (9 ottobre 2021)

Imbarazzo per le immagini dell’assalto alla sede della Cgil. Autocritica per il ‘peccato’ di sottovalutazione della piazza. Soddisfazione per la prontezza della risposta che ha portato in poche ore a 12 arresti. E’ un mix di sentimenti contrastanti quello che si respira al Viminale dopo il ‘sabato nero’ della manifestazione no green pass sfociata in violenze di cui, a caldo, il ministro Lamorgese ha stigmatizzato “l’inquietante carica eversiva”. Tanto che adesso le date sottolineate in rosso sul calendario sono due: il 15 ottobre, giorno in cui in tutta Italia scattera’ l’obbligo di ‘certificazione verde’ per accedere al luogo di lavoro, e il 30 e 31 ottobre, vertice conclusivo dei capi di Stato e di governo del G20 in programma a Roma. Una ‘vetrina’ mondiale che rischia di rivelarsi tale anche per un certo tipo di protesta.

Quanto accaduto a Roma ha la sua prima chiave di lettura nei numeri: le presenze erano stimate in circa 3 mila, e su quella cifra e’ stato tarato il dispositivo di ordine pubblico, ma a piazza del Popolo erano molti di piu’, forse 10 mila, e non e’ stato facile controllare le deviazioni delle frange radicali, quelle votate allo scontro.

“Solo nelle ultime ore prima dell’evento, man mano che diverse migliaia di persone giungevano da tutta Italia – ha ammesso il prefetto della capitale, Matteo Piantedosi – e’ stato possibile rilevare un livello della partecipazione non solo quantitativamente molto elevato ma pure caratterizzato dalla variegata composizione dell’adesione alla manifestazione”, con “persone comuni” sommate a “gruppi organizzati di facinorosi”.

L’errore principale e’ stato probabilmente questo, e non a caso ora l’input e’ quello di potenziare il monitoraggio della galassia no vax e dei movimenti che la sostengono, a partire dai social. Non e’ un mistero – ed e’ stato cosi’ anche stavolta – che i promotori delle proteste contro la presunta ‘dittatura sanitaria’ si diano appuntamento attraverso Telegram, Snapchat e altri servizi di messaggistica dello stesso tipo, spesso aprendo canali ‘dedicati’ a poche ore dall’evento di turno: e’ una rincorsa continua, che ben conosce chi persegue i reati consumati online, e che vede gli investigatori della postale e delle digos impegnati in uno sforzo ininterrotto.

C’e’ un altro elemento che potrebbe aver reso non del tutto adeguata la “cornice di sicurezza” predisposta per la manifestazione di sabato: nelle ultime settimane la protesta no vax era sembrata attenuarsi, o quanto meno circoscriversi a episodi isolati, per non parlare del clamoroso flop di azioni annunciate come il blocco delle stazioni.

Effettiva stanchezza? Abile strategia di sommersione? Difficile dirlo.

Certo e’ che l’avvicinarsi dell’obbligo di green pass e i timori espressi anche da diverse forze politiche di possibili ricadute sull’occupazione – i lavoratori non vaccinati sarebbero tra i 4 e i 5 milioni – ha ridato fiato ai no vax. E ossigeno a chi e’ pronto a strumentalizzarne le iniziative. La titolare del Viminale ha segnalato piu’ volte il pericolo che “i toni salgano sempre di piu'” e che “ci siano estremismi che vanno a incidere sulle manifestazioni”.

E dopo quello che e’ successo l’altro ieri – compreso il raid al Policlinico – non e’ difficile prevedere che dal Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica convocato per meta’ settimana uscira’ l’indicazione di una ‘stretta’ sulle prossime manifestazioni.

Probabile che nelle autorizzazioni concesse dalle varie questure, sit in e presidi fissi vengano preferiti a cortei: gli eventuali percorsi di questi ultimi saranno valutati con estrema attenzione, e i manifestanti tenuti il piu’ possibile lontani da obiettivi sensibili. In ogni caso, l’obiettivo resta quello piu’ volte dichiarato dal ministro Lamorgese: garantire ai cittadini la possibilita’ di esprimere il proprio dissenso reprimendo ogni forma di violenza. Senza mai dimenticare che nell’uso della forza – soprattutto quando si ha a che fare con gruppi indistinti di persone – serve equilibrio.

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