I presidi sulle scuole occupate a Roma: pronti al dialogo ma niente abusi

Fino ad ora sedici i plessi occupati, ma ci sono stati vari tentativi di picchetto. Le occupazioni frutto di una minoranza. I dirigenti scolatici ribadiscono: parliamo con gli studenti, ma occupando si fa un reato

Al momento sono sedici le scuole occupate a Roma, ma non è affatto escluso che nelle prossime settimane da qui a Natale altri plessi siano occupati dagli studenti. In questi giorni si sono registrati tentativi di picchetto in diverse scuole in varie parti della Capitale, soprattutto però nella parte sud orientale della Capitale. Tentativi che sono abortiti perché una parte consistenti dei ragazzi, la maggioranza non condivideva le modalità  della protesta. I presidi tentano una mediazione.

“Protestiamo per una scuola migliore, che abbia più finanziamenti, che torni a mettere al centro i saperi e non il mero nozionismo”, ci dice Francesco dell’Unione Studenti. “Abbiamo  deciso di occupare le nostre scuole per contestare la gestione dell’istruzione pubblica italiana degli ultimi anni e per proporre una scuola a misura di studentə, aperta, sicura, accessibile ed inclusiva, che sappia ascoltarci, formarci e supportarci”, dice una nota delle scuole occupate nel terzo municipio.

Al ministero dell’Istruzione per ora stanno ad aspettare. “Condanniamo le occupazioni, perché esse sono un reato, anche se possiamo capire i motivi della protesta – ci dicono dall’ufficio scolastico regionale – Bisogna garantire a tutti il diritto all’istruzione. E comunque in questo periodo di pandemia, occupare è un pericolo anche per la salute”. I dirigenti scolastici tengono comunque a sottolineare che occupare è un reato, e dunque i presidi sono costretti a denunciare, così è successo anche al Newton, la scuola diretta da Cristina Costarelli, la presidente dell’Unione Presidi del Lazio. La stessa Costarelli afferma di “essere pronta al dialogo, ma è necessario garantire il diritto all’istruzione”. 

Il clima però si sta surriscaldando nelle scuole. “Incostituzionale, vessatorio, illogico, inutile”. Con quattro parole, Marcello Pacifico, presidente dell’Anief Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori, liquida in un colpo solo il nuovo decreto super green pass con cui il Governo impone l’obbligo vaccinale al personale scolastico e la terza dose, anche detta di richiamo, entro il 15 dicembre. Per Mario Rusconi, presidente dell’Unione Presidi di Roma, però è d’accordo con la normativa voluta dal governo. 

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