In pensione l’autista del Papa, cominciò a lavorare a 14 anni

Il grazie di Francesco, "tra le persone che portano avanti la Chiesa"

Papa Francesco
Papa Francesco

Il suo ultimo giorno di lavoro è stato come quelli di sempre: al volante dell’auto del Papa. Ma una volta accompagnato il Pontefice al Cortile di San Damaso, ai piedi del Palazzo apostolico vaticano, per l’udienza generale del mercoledì, ieri Renzo Cestiè non ha potuto trattenere la commozione per quello che al termine Francesco ha voluto dire. “Qui, in Vaticano, c’è tanta varietà di gente che lavora: i preti, i cardinali, le suore, tanti laici, tanti; e oggi io vorrei soffermarmi per ringraziare un laico, che oggi va in pensione, Renzo Cestiè”, ha affermato il Pontefice.

“Lui ha incominciato a lavorare a 14 anni, veniva in bicicletta. Oggi è l’autista del Papa: ha fatto tutto questo. Un applauso a Renzo e alla sua fedeltà!”, ha proseguito. “È una di quelle persone – ha aggiunto – che porta avanti la Chiesa con il suo lavoro, con la sua benevolenza e con la sua preghiera. Lo ringrazio tanto e anche approfitto dell’opportunità per ringraziare tutti i laici che lavorano con noi in Vaticano”.

Dai margini del Cortile di San Damaso, la figura eretta, il completo nero e la mascherina sul volto, non potevano nascondere gli occhi lucidi di Renzo, 66 anni, che oggi lascia il suo amato lavoro di ‘chauffeur’ per il Pontefice romano. Nato e cresciuto praticamente all’ombra del Cupolone, nel quartiere romano di Borgo Pio, Cestiè, in una delle rare interviste concesse in questi anni, al quotidiano britannico The Guardian – rilanciata oggi da Famiglia Cristiana -, ha raccontato con ammirazione dell’impatto col nuovo Papa “giunto dalla fine del mondo”.

Attendeva in Mercedes il Pontefice appena eletto per portarlo da San Pietro a Casa Santa Marta, e arrivò di corsa un inserviente: “Mettila via, il Papa vuole andare in autobus con gli altri cardinali!”. E poi, personalmente, Francesco gli si avvicinò per domandare: “Le dispiace se vado con i miei amici?”. Bergoglio visitò quindi di persona il parco macchine dello Stato Pontificio, scartò le auto di lusso e scelse una berlina due volumi, la Ford Focus che il pubblico si è abituato a conoscere.

“Per noi è stata una cosa meravigliosa, un Papa così umile”, ha commentato Cestiè. Francesco preferiva chiudersi la portiera da solo, e mentre l’autista di Benedetto XVI era a disposizione 24 ore al giorno, lui ha sempre lavorato il giusto: Bergoglio ogni tanto gli chiedeva: “Perché oggi non riposa?”. L’autista del Papa argentino ha anche raccontato che Bergoglio è un passeggero silenzioso, non ama ascoltare la radio in macchina. Ogni tanto l’autista incrociava lo sguardo di Francesco nello specchietto retrovisore: “Ma appena i nostri sguardi si incontrano guardo altrove perché è come se in quel momento vedesse dentro di me e sapesse immediatamente chi sono”. Quanto al fatto di andare in giro con un’auto che non è blindata, il Papa non ha paura di niente. “Anche io non ho paura; se succede qualcosa, vorrà dire che andremo in Paradiso”. (di Fausto Gasparroni per Ansa)

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