Inchiesta racket bancarelle a Roma: la pm chiede 18 rinvii a giudizio

L'inchiesta è partita nel 2020 in seguito alla denuncia di un commerciante ambulante bengalese che ha riferito episodi estorsivi e minacce ai danni suoi e del fratello. L'uomo ha raccontato di aver sborsato fino a 12mila euro al mese per affittare una licenza con la quale esercitare la vendita in aree del centro particolarmente ambite per il forte passaggio di clientela

bancarelle e folla

Sono 18 le persone rinviate a giudizio e quattro le condanne con rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta sul commercio ambulante romano. È quanto ha chiesto la pm della procura di Roma, Giulia Buccione, dopo quasi due anni di indagini su un presunto racket nella gestione delle licenze e per cui nel 2020 sono finite in manette 18 persone, tra imprenditori, funzionari pubblici, sindacalisti e rappresentanti di associazioni.

L’inchiesta è partita nel 2020 in seguito alla denuncia, presentata nel 2018, di un commerciante bengalese che ha riferito episodi estorsivi e minacce ai danni suoi e del fratello. L’uomo ha raccontato di aver sborsato fino a 12mila euro al mese per affittare una licenza con la quale esercitare la vendita in aree del centro particolarmente ambite per il forte passaggio di clientela.

Il fascicolo della procura ipotizza che il giro di corruzione sia iniziato già nel 2006 quando alcuni ambulanti hanno cominciato a cedere a terzi le loro licenze, regolarmente concesse dal comune, a prezzi da capogiro: in una zona centrale, con gran passaggio di clientela, i “sub concessionari”, principalmente stranieri in cerca di un impiego, arrivavano a pagare anche fino a 700 euro al giorno. Nel giro d’affari rientrerebbe anche la corsa, possibile grazie alla complicità e alla connivenza di funzionari pubblici, ai posti migliori durante l’assegnazione delle concessioni. La sentenza è attesa per il 30 maggio.

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