Ita: protesta dei sindacati a Fiumicino, “governo responsabile, ci convochi”

Da ieri all'aeroporto di Fiumicino i lavoratori di Alitalia protestano contro il piano varato dal governo per Ita, la nuova compagnia che va a sostituire Alitalia

photo credit: Filt Cgil Nazionale

“Il governo è responsabile, ci convochi”: questo lo slogan che fin da ieri risuona all’aeroporto di Fiumicino dove i lavoratori di Alitalia sono in protesta contro il piano varato dal governo per Ita, la nuova compagnia che va a sostituire Alitalia. Sono circa 2 mila le persone che oggi stanno chiedendo, tra le altre cose, la proroga degli ammortizzatori sociali fino al 2025 e assunzioni in linea con il Contratto nazionale del lavoro. Sul piazzale si sta tenendo un’assemblea pubblica. Ieri le proteste sono andate avanti fino a mezzanotte e non sono mancate le tensioni. Oggi i sindacati hanno chiesto l’autorizzazione al presidio fino alle 14, ma non è escluso che si vada oltre l’orario consentito. E già per domani è annunciata un’altra manifestazione a piazza di Montecitorio. La richiesta al governo e ai ministeri coinvolti è che “prendano posizione con un atto di coscienza, non possono stare fuori da questa trattaviva”, dice Viviana Flamigni della Filt Cgil Roma e Lazio. “L’impostazione data a questa trattativa è inaccettabile, si parla soltanto con chi fa comodo”, sottolinea Stefania Fabbri, segretaria regionale per il trasporto aereo della Fit Cisl Lazio. “Qui si gioca con la vita delle persone e non è possibile”, chiosa Emanuele Brosco, segretario provinciale per il trasporto aereo della Ugl.

“Ieri è stato firmato un verbale di mancato accordo che sancisce la chiusura della trattativa, non è stato firmato però con i sindacati confederali – racconta Flamigni della Filt Cgil Roma e Lazio -. Quello che stiamo chiedendo è l’attivazione degli attori istituzionali di questa partita. E’ in corso un processo di nazionalizzazione della compagnia aerea ma la trattativa è unidirezionale, si svolge solo con la dirigenza di Ita, manca la proprietà che è lo Stato e questo sta creando i presupposti per il ridimensionamento della compagnia e anche delle tutele occupazionali”. L’accordo firmato ieri tra Ita e alcune sigle consentirebbe l’avvio delle attività della nuova compagnia a partire dal 15 settembre, con un primo ingresso di circa 2.800 lavoratori. L’idea è quella di integrare tutti i 10 mila e 500 dipendenti Alitalia da qui al 2025. L’esclusione delle principali sigle – Cgil, Cisl, Uil e Ugl – però è un fatto che i sindacati in piazza definiscono “inaccettabile”, se non altro per la mole di iscritti alle quattro organizzazioni confederali.

“Non è accettabile che restino al tavolo solo le organizzazioni che fanno comodo, sono solo una parte dei lavoratori – sottolinea Fabbri della Fit Cisl Lazio -. I sindacati chiedono un piano industriale serio e a lungo raggio, il mantenimento del perimetro aziendale e la ricollocazione piena di tutti i lavoratori nonché la proroga degli ammortizzatori sociali fino al 2025 in attesa che si attui il piano di Ita. Un’azienda, costituita con fondi dello Stato, rifiuta il confronto con le organizzazioni sindacali, predispone un calendario di riunioni, ma non offre prospettive serie per i 10 mila e 500 lavoratori di Alitalia. È inaccettabile”. Il coinvolgimento del governo, nella costituzione di Ita, anche secondo Brosco della Ugl Roma e Lazio, comporta la necessità che “le istituzioni” si siedano “al tavolo con i sindacati. La nuova Ita – racconta Brosco – avrebbe dovuto interloquire con noi in modo diverso. Ieri hanno firmato un verbale di intesa con alcune sigle autonome. Non è sostenibile che l’azienda esordisca così, dicendo che non gli importa nulla di quello che era Alitalia e del rapporto che questa aveva con i sindacati”.

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