Lady camorra: domani udienza convalida fermo a Rebibbia

Ma non sarà difesa da legale che fece annullare arresto nel 2019. Maria Licciardi, fermata a Ciampino, era in partenza per la Spagna

Si terra’ domani, nel carcere romano di Rebibbia, l’udienza di convalida del decreto di fermo emesso dalla Procura di Napoli (sostituti procuratori Giuseppina Loreto, Celeste Carrano e Antonella Serio) nei confronti di Maria Licciardi, “lady camorra”, bloccata dai carabinieri del Ros all’alba di ieri nell’aeroporto di Ciampino dal quale stava per partire alla volta di Malaga, in Spagna.

In questa occasione il boss del clan Licciardi non sara’ difesa dall’avvocato Dario Vannetiello che riusci’ ad ottenere dal Tribunale del Riesame l’11 luglio del 2019 l’annullamento di una misura cautelare emessa nei suoi confronti nell’ambito di un blitz della DDA che riguardo’ ben 126 persone, raggiunte da provvedimenti del giudice e oltre 200 indagati.

Raggiunto dall’Ansa, l’avvocato Dario Vannetiello ha spiegato che “Maria Licciardi non potra’ per ora avvalersi, ne’ in sede di interrogatorio di convalida, ne’ in sede di eventuale giudizio innanzi al Tribunale del riesame, del mio aiuto, avendo oramai da due anni, deciso di assumere nuovi incarichi professionali solo innanzi alla Suprema Corte di Cassazione”.

Classe 1951, esile, soprannominata “‘a piccerella”, Maria Licciardi e’ da decenni ai vertici della camorra napoletana, come capo del clan fondato da suo fratello Gennaro e come componente della cupola che guida l’Alleanza di Secondigliano, il cartello criminale egemone a Napoli. Lucida, “mente fine” come la defini’ un pentito, e’ accusata di associazione camorristica, estorsione, ricettazione e turbativa d’asta, tutti aggravati dalle finalita’ mafiose.

Era diretta dalla figlia, a Malaga, e sentendosi nel mirino degli investigatori avrebbe potuto facilmente trasformare la vacanza in fuga.

Per due volte aveva gia’ evitato la cattura: due anni di latitanza prima dell’arresto nel 2001, poi di nuovo nel 2019 quando si rese irreperibile nel maxiblitz con 126 misure cautelari e sequestri di beni per 130 milioni. Due settimane dopo pero’ il Riesame annullo’ l’ordinanza di arresto, rendendola di nuovo libera. Fino al decreto di fermo della Procura di Napoli eseguito stamani. Le cronache si occupano di Maria Licciardi sin dagli anni Ottanta. A chiamarla in causa come eminenza grigia del clan sono personaggi storici della camorra, come il pentito Carmine Alfieri. Quest’ultimo riferisce agli investigatori che Gennaro Licciardi – il boss ex capo del clan, morto in carcere per una grave malattia – gli aveva spiegato di avere una sorella che gestiva parte della organizzazione criminale e degli affari di uno dei sodalizi piu’ potenti di Napoli.

Il ruolo apicale di Maria viene confermato in varie inchieste: prima braccio destro del fratello e del cognato Vincenzo, poi sempre piu’ donna sola al comando. Tra le tante vicende che la mettono nel mirino degli investigatori c’e’ la ritrattazione del boss Costantino Sarno, uomo le cui rivelazioni avrebbero causato uno tsunami sul clan Licciardi. Il pentito pare avesse chiesto un miliardo di lire per porre fine alla sua collaborazione con la giustizia. E Maria Licciardi venne trovata dalla polizia in possesso di 300 milioni in contanti, probabilmente una tranche del pagamento. Poco dopo Sarno fece marcia indietro, e il clan continuo’ a rafforzare la sua caratura investendo somme da capogiro in tutta Italia e all’estero. Giro vorticoso di affari dietro cui, secondo gli investigatori, negli ultimi anni ci sarebbe stata lei, tornata in liberta’ nel 2009 dopo otto anni di carcere. Con Maria il clan Licciardi e l’Alleanza di Secondigliano rafforzano la dimensione imprenditoriale investendo nella produzione e nel commercio di ogni tipo di merce, anche all’estero. Business internazionali ma anche gestione minuta della “cassa comune”: “‘a piccerella” puntualmente provvedeva al sostegno delle famiglie degli affiliati detenuti per evitare pericolose defezioni.

L’attivita’ investigativa ha documentato anche un capillare controllo del territorio ottenuto grazie a sentinelle che consentivano alla boss di allontanarsi in caso di “anomale” presenze delle forze di polizia. Precauzioni vanificate dal momento scelto ieri per ammanettarla, a Ciampino, lontano dal suo territorio.

L’arresto di Maria Licciardi da parte dei Carabinieri – ha commentato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese – “e’ un segnale forte dello Stato” al quale si aggiunge l’arresto a Napoli da parte della Polizia di sei persone, tra cui un minorenne, per la sparatoria che lo scorso 16 giugno provoco’ il ferimento di due persone innocenti nei Quartieri Spagnoli.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
Radio Colonna