20 Giugno 2021
Il meteo a Roma

Le prossime comunali mettono in crisi l’alleanza Pd-M5s 

E indirettamente sbloccano lo stallo - lungo ormai mesi - nel centrodestra

(di Marcello Campo per Ansa)

Le prossime comunali mettono in crisi l’alleanza Pd-M5s e, come indiretta conseguenza, sblocca lo stallo – lungo ormai mesi – nel centrodestra. Un tentennamento, intriso di veti incrociati e rivalse, che oggi viene nobilitato a strategia politica di un “wait and see” i cui frutti – a Lega, Fdi e Fi – sembrano quasi a portata di mano. Prosegue intanto la guerra di trincea tra 5 stelle e dem.

Letta chiude dopo lo strappo dell’Appendino

E dopo la rottura conclamata sia a Roma che a Torino, a chiudere i discorsi – dopo lo strappo di ieri dell’Appendino – ci pensa in prima persona il segretario Pd, Enrico Letta: non ci sarà alcuna intesa nè al primo nè al secondo turno, scandisce categorico. Una mossa che, se da un lato placa i malumori interni al partito di chi per anni ha fatto opposizione a Raggi e Appendino, dall’altro complica inevitabilmente il percorso verso le urne. Giuseppe Conte, sul Fatto Quotidiano, prova a riaprire la partita sotto La Mole proponendo un candidato della società civile come punto di incontro tra Pd e M5s. “Cerchiamo di trovare sinergie – dice l’ex premier – c’è un candidato della società civile che può mettere insieme tutti ed essere molto competitivo”. Si tratta del rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco, la cui candidatura era finita nel totonomi della prima ora. Il Pd però ha deciso di tenere le primarie anche a Torino e quindi, è il messaggio del Pd, se M5s vuole partecipi con un proprio uomo alla corsa ai gazebo. “Sarebbe stato bello avere in questo processo partecipativo il Movimento 5 Stelle, non è accaduto e ne rispettiamo le scelte, come vogliamo vengano rispettate le scelte dell’intero centrosinistra”, afferma oggi a Torino Francesco Boccia invitando Conte a “seguire il movimento partecipativo che si genera con le primarie e ad averne grande rispetto”.

Disgelo tra Salvini e Meloni

Il centrodestra continua a prendere tempo, ma ormai il vertice della prossima settimana sembra annunciarsi sotto auspici migliori rispetto ai toni – tutti social – che hanno contraddistinto i rapporti tra i leader: ancora i nomi dei candidati nelle grandi città non ci sono, ma spiragli per un’intesa si fanno sempre più concreti. Il disgelo dei giorni scorsi tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni ha dato buoni frutti, portando la convocazione, ieri, della prima riunione di coalizione. L’appuntamento è nel primo pomeriggio, al gruppo della Lega alla Camera, tra i responsabili enti locali dei partiti alleati. All’ordine del giorno una prima ricognizione su chi presentare nei circa 130 centri superiori ai 15mila abitanti che andranno al voto. Alla fine una nota congiunta parla di “un clima di grande collaborazione”.

“È emersa la comune volontà – hanno voluto sottolineare – di presentare agli elettori una coalizione compatta e unita, pronta a battere sinistra e Cinque Stelle ovunque. Per le città metropolitane il comune indirizzo verrà ufficializzato in una imminente riunione con i leader dei partiti della coalizione. Per le altre città – si legge nel comunicato – è stato dato mandato ai coordinatori di ciascuna regione di far giungere al tavolo nazionale degli Enti locali una loro comune valutazione. Il tavolo tornerà a riunirsi il prossimo mercoledì”.

Temporeggiare: mossa vincente

Insomma, emerge la consapevolezza che, tutto sommato, l’aver preso tempo – visto anche il caos nel campo avversario – si sia dimostrata una mossa vincente. “Siamo consapevoli – osserva la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni – che bisogna mettere in campo i candidati. Comunque è stata una scelta intelligente vedere cosa sarebbe accaduto nell’altra metà campo, siamo in tempo, lavoriamo per vincere”. Ottimismo condiviso anche dalla Lega che annuncia di avere come obbiettivo di passare dagli attuali 800 sindaci ad averne mille.

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