Le spiagge libere di Ostia quasi inaccessibili: sempre più difficile andare al mare gratis

"L'accesso al mare dai varchi pubblici deve essere garantito e i gestori dei lidi hanno l'obbligo di consentire il passaggio libero e gratuito", ha scritto il X Municipio la settimana scorsa ai titolari degli stabilimenti. Ma non sempre è così

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“L’accesso al mare dai varchi pubblici deve essere garantito e i gestori dei lidi hanno l’obbligo di consentire il passaggio libero e gratuito”, ha scritto il X Municipio la settimana scorsa ai titolari degli stabilimenti. Ma non sempre è così, scrive oggi il dorso locale della Repubblica.

Andare al mare gratis attraverso i varchi pubblici degli stabilimenti balneari sulle spiagge in concessione rimane difficile. L’ordinanza del Comune ne prevede dieci, lungo i circa 8 km di costa urbana costellata da almeno 60 stabilimenti privati con ristoranti, piscine, cancelli e inferriate, addirittura un villaggio con almeno 80 miniappartamenti da 22 mq sulla ri va: chi è abbonato ha un posto in prima fila mentre gli altri, turisti compresi, si arrangiano con le poche spiagge libere senza servizi o con i varchi pubblici. Che spesso sono budelli difficili da trovare, male segnalati o chiusi da cancelli. È il caso – scrive Repubblica – del varco sul lungomare Amerigo Vespucci 90, presso il complesso residenziale Maresole: il cartello è sbiadito e un cancello socchiuso impedisce la visuale della spiaggia. Una volta varcata la soglia si entra in un esclusivo complesso residenziale fatto di miniappartamenti a schiera, alcuni abban donati, molti chiusi: nessuno in giro, un gruppetto di bagnanti su lettini.

Difficile accedere al mare anche dal varco tra lo stabilimento “Gabbiano” e l’ex Isola Fiorita, abbandonato e rifugio di sbandati. Il varco è un budello di pochi centimetri chiuso ai lati da una rete e invaso da piante incolte: si procede in fila indiana per 500 metri e una volta arrivati al mare l’impressione è di uscire da un tunnel. Procedendo verso il centro di Ostia, continua Repubblica, si arriva al varco dello stabilimento La Vela, che coincide con l’ingresso dello stabilimento: qui è tutto in regola, cartello esposto, nessun biglietto.

“Prego, prego”, sorride il titolare che sa dell’aggressione subita domenica scorsa nello stabilimento Marechiaro dagli attivisti di Mare Libero. Non è facile trovare gli altri varchi. Alla Rotonda non c’è o comunque non è segnalato, nonostante sia previsto dall’ordinanza; quello presso lo stabilimento Hibiscus è segnato da un cartello con scritto “varco” e quello presso ìa Vecchia Pineta non è pervenuto. Chilometri di lungomuro e si arriva al Marechiaro: il varco è dentro lo stabilimento, per accedere al mare bisogna varcare l’ingresso. Sono un budello ma tutto sommato ben mantenuti i due varchi pubblici fra iì Pontile e gli stabilimenti Battistini ed Elmi, in pieno centro: poco lontano ci sono i lotti di spiaggia pubblica. Il tour lascia l’amaro in bocca: il mare di Romaè un business adoppia velocità, il bene comune rimane indietro. E in realtà il semplice accesso alla spiaggia è gratuito per tutti anche attraverso l’ingresso degli stabilimenti: “è vietato apporre all’ingresso degli stabilimenti indicazioni quali biglietteria o titoli d’ingresso”, ricorda il Municipio.

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