Mafie: 134 beni confiscati da riassegnare nel Lazio

Cioffredi: 65 sono nella provincia di Roma

Ville, appartamenti, negozi, box e terreni: ben 39 solo a Roma e 26 nella sua provincia, 36 in provincia di Latina,17 in provincia di Frosinone e 16 in provincia di Viterbo. Sono tutti immobili confiscati alle mafie e che i Comuni e le varie articolazioni dello Stato potranno destinare per progetti di riutilizzo sociale, culturale e istituzionale.

I numeri sono emersi nel corso della Conferenza dei Servizi promossa dall’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati per assegnare nel Lazio 134 beni confiscati per reati di mafia e corruzione. Oltre alla Regione Lazio hanno partecipato l’Agenzia del Demanio, le Prefetture e i Comuni interessati.

“Ringrazio il personale dell’Anbsc e i Nuclei di supporto delle Prefetture del Lazio per il lavoro istruttorio che ha portato alla Conferenza di questa mattina – ha detto in una nota Gianpiero Cioffredi, Presidente dell’Osservatorio per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio- Su 134 beni è stato manifestato un positivo interesse all’utilizzo di 85 beni da parte dei Comuni e dall’Agenzia del Demanio per conto delle forze di polizia. Laddove sullo stesso bene si siano verificate più richieste il direttivo dell’Anbsc deciderà in funzione del progetto presentato. Un esito senza dubbio positivo della Conferenza con la necessità di un ulteriore approfondimento da parte di alcuni Comuni nelle province di Roma, Frosinone e Latina. Infatti se per i beni collocati a Roma il Comune e i Municipi hanno risposto positivamente per 31 beni su 39, in Provincia di Roma 9 su 26, in provincia di Latina 22 su 36, in provincia di Frosinone 5 su 17 e in provincia di Viterbo 15 su 16. Oltre ai beni presentati esaminati oggi, in questi anni l’Anbsc ha destinato nel Lazio 847 beni, assegnati in gran parte a 79 comuni oltre che da altre amministrazioni dello Stato e Regione. Ricordiamo sempre che il numero dei beni riguarda in realtà le particelle catastali confiscate, pertanto una villa o un terreno può essere formato da più particelle catastali. A Roma sono presenti 303 beni immobili confiscati di cui 232 assegnati al Comune, nelle province risultano 192 in quella di Roma, 208 a Latina, 107 a Frosinone, 30 a Viterbo e 7 a Rieti”.

“Le tante esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati nel Lazio rappresentano luoghi di memoria con un robusto profilo simbolico, culturale ed etico che scalfiscono l’idea di invincibilità delle mafie. Da un nostro monitoraggio risulta che sono oltre 50 le realtà del terzo settore che nella nostra regione sviluppano progettualità sociale nei beni confiscati, affermando un principio importante di reciprocità tra riutilizzo sociale del bene, lotta alle mafie e sviluppo locale – continua Cioffredi – Da una stima effettuata soltanto il 50 per cento dei beni nel Lazio sono riutilizzati, mentre circa il 15 per cento sono in fase avanzata di ristrutturazione e procedure di assegnazione. Una delle criticità principali che ha rallentato in questi anni l’effettivo riutilizzo dei beni confiscati è sempre stata la mancanza o insufficienza di risorse finanziarie necessarie per garantire la ristrutturazione e la riconversione dei beni immobili”.

“Tutto ciò non può ricadere solo sui Comuni, ma deve rappresentare la necessità di una maggiore corresponsabilità di tutte le Istituzioni a partire dal Governo nazionale nell’affermare il valore del riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Spesso i Comuni non hanno le risorse per ristrutturare gli immobili confiscati. Gli immobili -conclude Cioffredi- arrivano al loro patrimonio indisponibile dopo 6-15 anni, passando dal sequestro alla confisca definitiva, fino all’assegnazione. La Regione Lazio in questi anni ha finanziato a comuni e associazioni 48 progetti di ristrutturazione di beni confiscati ed entro febbraio ne finanzierà altri 30. Continueremo a fare la nostra parte ma servono risorse nazionali che purtroppo il Governo, come nel caso dei 250 milioni del Pnrr riserva solo alle Regioni del sud. Da questo punto di vista serve un cambio di rotta, perché ormai il 26 per cento dei beni confiscati sono presenti nel centro nord a conferma dell’espansione delle mafie in tutto il Paese”.

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