Mancate assunzioni a Zètema, sindacato proclama lo stato di agitazione

L'ultima integrazione di personale per i servizi di assistenza in sala e biglietteria risale al 2011, e l'attività di accoglienza e assistenza del sistema museale e monumentale cittadino è di fatto affidata a personale esternalizzato. Mentre il contratto di servizio con Roma Capitale prevede l'utilizzo esclusivo di personale con Ccnl Federculture, per la copertura delle postazioni dedicate alla gestione dei servizi al pubblico, spiega la Fp-Cgil

Per i lavoratori e le lavoratrici dei musei e delle aree archeologiche monumentali di Zétema è stato di agitazione. A proclamarlo la Fp Cgil: tra le tante criticità che si sono sommate negli anni e aggravate in questi mesi, in primis gli impegni disattesi sulla pianta organica e sul piano assunzionale, necessario per integrare le uscite e coprire le postazioni previste, come il contratto di servizio con Roma Capitale richiede.

L’ultima integrazione di personale per i servizi di assistenza in sala e biglietteria risale al 2011, e l’attività di accoglienza e assistenza del sistema museale e monumentale cittadino è di fatto affidata a personale esternalizzato. Mentre il contratto di servizio con Roma Capitale prevede l’utilizzo esclusivo di personale con Ccnl Federculture, per la copertura delle postazioni dedicate alla gestione dei servizi al pubblico. Piuttosto che dare risposte ai lavoratori part time, disposti ad aumentare il proprio orario di lavoro, o a fare ricorso ad altro personale interno, si preferisce da una parte esternalizzare, dall’altra chiedere al personale in organico prestazioni straordinarie, oltre i livelli normativi e contrattuali. I lavoratori hanno continuato a presidiare le sedi anche durante la pandemia, mentre con l’azienda nessun protocollo di sicurezza è stato discusso, ed è necessario che, con la ripresa delle attività, si verifichi urgentemente il rispetto di tutte le misure a tutela di salute e sicurezza.

“Sono tre anni che i lavoratori e le lavoratrici aspettano aumenti orari e un serio piano di valorizzazione del proprio lavoro: l’Azienda, dietro lo spettro della crisi economica, ha negato ogni corretto e produttivo confronto mentre ha continuato ad attivare consulenze a supporto della dirigenza, dal marketing al personale, spendendo solo nell’ultimo anno 250 mila euro. Mentre si sceglie unilateralmente di ridurre il premio di produzione a 500 euro, con circa 160 euro in meno rispetto all’anno precedente: per fermare questa scelta, i primi giorni di novembre terremo un referendum tra i lavoratori”, precisa in una nota la Fp Cgil di Roma e Lazio.

“È fondamentale che la nuova amministrazione comunale si interessi, tra le priorità, anche a questo ambito, che tocca un delicato e fondamentale settore per la ripartenza di questa città, e spinga la società a rispettare gli accordi sottoscritti come ad avviare un corretto confronto, partendo da assunzioni, sicurezza, superamento del precariato. Auspichiamo maggiore lungimiranza e maggiore rispetto del lavoro, per portare fuori dall’opacità la gestione del personale di una delle più importanti partecipate capitoline”, conclude il sindacato.

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