L’obiettivo è riaprirla per questo fine settimana; ma, a secondo di come andranno i collaudi, i passeggeri potranno accedervi dai primi di luglio. Quando sarà di nuovo agibile la fermata sella metro A di Repubblica è ancora un rebus, tanto che Atac non si sbilancia.
Nei giorni scorsi infatti, sono iniziate le prove di carico per capire se le nuove scale mobili installare rispondono ai criteri dettati dalla legge. I tecnici dell’Ustif, l’organismo del ministero dei Trasporti che deve dare il via libera finale, stanno effettuando tutti i test necessari. Ma è anche vero che hanno tutta l’intenzione di prendersi il tempo necessario considerata la delicatezza della situazione. La stazione fu chiusa il 23 ottobre dopo l’incidente avvenuto ai tifosi del CSKA Mosca, incidente in cui rimasero ferite 24 persone.
A fine marzo il Campidoglio ha interrotto il contratto con la ditta Metro Roma che curava la manutenzione degli impianti accusando l’impresa di negligenza negli interventi. Che i risultati delle manutenzioni non brillassero, però, non era un dato sconosciuto ad Atac. Nella Carta dei Servizi 2018 dell’azienda, infatti, si legge che per il 2017 la disponibilità di scale e tappeti mobili era arrivata ad una performance di 81%, a fronte di un indicatore di qualità fissato al 96,5%.
Ad oggi comunque sono decine le scale mobili ferme nelle stazioni metro. A Cornelia, ad esempio, nell’ultimo tratto entrambe sono non funzionanti da settimane. I passeggeri in entrata e un uscita su lato di piazza Irnerio sono costretti a incolonnarsi lungo le scale fisse, una situazione pericolosa anche per la sicurezza. A Ottaviano, entrambe le pedane per i portatori d’handicap, sono fuori uso e gli addetti della stazioni non sanno se e quando saranno riparate. A Re di Roma puntualmente funzionano due scale mobili su quattro.

Intanto la situazione di Repubblica sta provocando non pochi problemi ai commercianti della galleria Esedra e di via nazionale. Cinque negozi hanno già chiuso, quelli che hanno resistito non hanno assunto stagionali, in alcuni casi il giro d’affari è calato anche del 70%.