Molotov contro le auto di due agenti di Rebibbia

L'allarme dei sindacati della polizia penitenziaria

Le auto private di due appartenenti al corpo di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Roma Rebibbia femminile sono state bruciate con un lancio di molotov nel parcheggio del penitenziario. A dare la notizia sono i sindacati del Corpo.

Il Sappe esprime “solidarietà alle due colleghe” ed auspica che si faccia luce sul “grave e inquietante episodio”.”Va chiarito se, come sembra, si è trattato di una vera e propria intimidazione ai danni di due poliziotte penitenziarie del carcere romano da persone non identificate, che hanno incendiato le auto nella notte”dichiara il segretario Generale Donato Capece, che stigmatizza le “molte prese di posizione inneggianti all’odio verso il Corpo di polizia penitenziaria ed i suoi singoli appartenenti da parte dell’area extraparlamentare ed antagonista in tutta Italia”, giunte”dopo le gravi vicende di Santa Maria Capua Vetere” Di “un campanello di allarme” parla il segretario del Spp Aldo Di Giacomo, ricordando che altre molotov erano state lanciate una decina di giorni fa sul muro di cinta dello stesso carcere .”Il sistema penitenziario è sotto attacco, dobbiamo fare attenzione a non buttare benzina sul fuoco”, avverte il sindacalista.

Di “ennesimo segnale del clima di odio contro il personale penitenziario che monta da settimane”, parla Di Giacomo, riferendosi alle bombe carta esplose sempre fuori dello stesso istituto penitenziario romano il 14 luglio scorso.”Vogliamo augurarci che si tratti di eventi circoscritti a Roma, ma purtroppo non ci sembra sia così. La realtà è che la visita alla casa circondariale “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) del presidente del Consiglio, Mario Draghi e del ministro della Giustizia, Marta Cartabia, oltre ad essere interpretata da settori consistenti di criminalità e di detenuti come delegittimazione di uomini e donne in divisa, ha alimentato forti aspettative. L’attesa spasmodica è per provvedimenti di scarcerazione sino a 6 anni ancora da scontare che, come sostengono esperti giuridici, sono irrealizzabili con il risultato di produrre ulteriore delusione e provocare tensioni negli istituti penitenziari che sarà difficile prevenire. Senza valutare gli effetti su tutte le persone e le loro famiglie che hanno subito vittime e fatti di grave criminalità”.

La Commissione d’indagine Dap voluta dalla Ministra Cartabia su quanto è accaduto nelle carceri con le rivolte dei detenuti di marzo-aprile 2020 ” ha perciò un compito gravoso da assolvere” e va sottratta “a tentativi di estendere il clima di delegittimazione del personale penitenziario scongiurando che si occupi anche di quelle vicende che sono state oggetto di indagini delle Procure ed archiviate da tempo. Ritornare ad occuparsene è un atto ostile contro magistrati che hanno lavorato per mesi ed archiviato per l’assenza di prove e un atto ostile contro il personale penitenziario”. Ci eravamo illusi – afferma il segretario del sindacato penitenziari – di aver trovato, con il nuovo Governo, finalmente, dopo anni di promesse e impegni non mantenuti, i riformatori del sistema penitenziario, ma a quanto pare dobbiamo ricrederci”.

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