Mondo di mezzo: confisca definitiva per i beni di Carminati e Buzzi

Si tratta di beni per un totale di 27 milioni di euro

I militari del comando provinciale della Guardia di finanza di Roma hanno eseguito la confisca definitiva dei beni, per un totale di 27 milioni di euro, riconducibili, direttamente o indirettamente, a Massimo Carminati e Salvatore Buzzi oltre che a Riccardo Brugia (classe 1961), Roberto Lacopo (classe 1965), Agostino Gaglianone (classe 1958), Fabio Gaudenzi (classe 1972), Cristiano Guarnera (classe 1973) e Giovanni De Carlo (classe 1975), tutti arrestati nel dicembre 2014 dal Ros dei carabinieri di Roma nell’ambito dell’operazione “Mondo di mezzo”. La confisca rappresenta l’epilogo delle indagini patrimoniali svolte nei confronti degli indagati e dei loro prestanome, delegate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma al Nucleo di polizia economico-finanziaria ai sensi del Codice antimafia, in una cornice di coordinamento investigativo con l’Arma dei carabinieri.

Gli specialisti del Gico hanno ricostruito il curriculum criminale degli indagati, accertando la loro pericolosità sociale e la rilevante sproporzione tra i redditi dichiarati e i patrimoni accumulati nel tempo, necessari affinché il Tribunale capitolino emettesse vari decreti di sequestro, su richiesta della Procura della Repubblica, eseguiti a partire dalla fine del 2014. Con la pronuncia della Corte di Cassazione del 22 ottobre scorso, sono state confiscate definitivamente 4 società operanti nei settori immobiliare e del commercio di prodotti petroliferi; 13 unità immobiliari e un terreno siti a Roma e in provincia; 13 auto; 69 opere d’arte di importanti esponenti della scena artistica della seconda metà del XX secolo (Pop Art, Nouveau Réalisme, Futurismo e Surrealismo) e numerosi rapporti finanziari per un valore di stima pari a circa 27 milioni di euro.

A Massimo Cerminati, condannato per associazione per delinquere, traffico di influenze illecite e corruzione in relazione alle vicende di cui all’operazione in argomento e noto per i suoi trascorsi nella formazione di estrema destra Nar, Nuclei armati rivoluzionari, nonché per il “rapporto stabile e funzionale” con la “Banda della Magliana” e il furto al caveau della Banca di Roma presso la Città Giudiziaria di Roma, commesso tra il 16 e il 17 luglio 1999, sono state confiscate, tra l’altro, la villa di Sacrofano e opere d’arte per un valore stimato di oltre 10 milioni di euro. Un’altra villa, sempre a Sacrofano, è stata affidata in comodato d’uso gratuito, per vent’anni, all’Asl Roma 4 per la realizzazione di una importante struttura sociosanitaria per aiutare le famiglie di pazienti con autismo.

Nei confronti di Salvatore Buzzi, imprenditore a capo dell’ampia rete di cooperative coinvolte nell’inchiesta e anche lui condannato per associazione per delinquere, traffico di influenze illecite e corruzione, la misura patrimoniale ha ad oggetto due immobili a Roma nonché le quote e il patrimonio di due società, per un valore stimato di oltre 2,6 milioni di euro. Indipendentemente dall’esito del giudizio penale, la confisca di beni è stata disposta anche a carico del “braccio destro” di Carminati, Riccardo Brugia, e dell’altro sodale Fabio Gaudenzi, nonché degli imprenditori Roberto Lacopo – con riferimento, tra l’altro, alla società che gestiva il distributore di carburante sito in Corso Francia a Roma – Agostino Gaglione, Cristiano Guarnera e Giovanni De Carlo.

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