Municipio I: “Lo scandalo del progetto bloccato dalla Regione”, una petizione per riaprire l’ex Cinema Metropolitan

Un'iniziativa lanciata dai proprietari del fondo, l’impresa Dm Europa, per chiedere che si termini il percorso durato dodici anni per rilanciare l’ex cinema storico della Capitale

L'iniziativa di protesta all'ex Cinema Metropolitan.

“Più lavoro e meno degrado per Roma. Lo scandalo del progetto bloccato dalla Regione”. È il titolo una  petizione per rilanciare l’ex Cinema Metropolitan, in via del Corso, la principale strada dello shopping di Roma, a due passi da piazza del Popolo.

“Dopo 12 anni di burocrazia la Regione Lazio rinuncia a 7 milioni di euro di investimenti per la città, 60 posti di lavoro, tre cinema riaperti e un negozio di elevato standard qualitativo”. È quanto scritto in uno dei tanti pannelli che sono apparsi fuori dalla sede del cinema, che riportano un Qr cose che rimanda a un sito web che promuove la petizione lanciata dai proprietari del fondo, l’impresa Dm Europa, per chiedere che si termini il percorso durato dodici anni per rilanciare l’ex cinema storico della Capitale.

“Con questa iniziativa vogliamo far conoscere a tutti le ‘non motivazioni’ con cui è stato bloccato un percorso che penso in nessun altro Paese al mondo poteva durare così tanto”, ha detto il presidente di Dm Europa, Gian Morris Attia. Il progetto, presentato nel 2012, prevedeva una riqualificazione della struttura, convertendo una parte dell’area in un negozio a elevato standard qualitativo, e una sala cinematografica da cento posti. Un’iniziativa che avrebbe portato all’assunzione di 60 persone e sette milioni di euro di oneri accessori da versare al Comune di Roma e che sarebbero andati, in parte, anche alla riapertura di altre due sale storiche, l’Airone e l’Apollo.

“Lo stesso progetto – ha sottolineato Attia – è stato votato prima dalla giunta Alemanno, poi dalla giunta Marino e poi dalla giunta Raggi. La Regione Lazio, che da sempre ha partecipato al progetto, dopo il parere favorevole espresso anche in conferenza dei servizi, in maniera del tutto inaspettata e dopo quasi un anno di silenzio dalla fine della conferenza, ha dato parere negativo alla sottoscrizione dell’accordo di programma. La motivazione ufficiale – ha spiegato il presidente di Dm Europa – è che esiste una norma fatta per la rigenerazione urbana che andrebbe estesa, secondo la loro interpretazione, anche a tutti gli altri programmi. Ma la rigenerazione urbana è un intervento diretto, e la norma prevede che al massimo il 30 per cento possa essere dedicato ad attività collaterali. L’intervento che facciamo noi, invece, è indiretto, quindi bisogna fare una conferenza dei servizi e un accordo di programma, perché andiamo in deroga alle norme, e per fare questo vengono chiesti oneri straordinari”.

Secondo l’impresario, inoltre, “la rigenerazione urbana in centro storico, anche se avessi voluto non avrei potuto farla. Vogliono dare una interpretazione estensiva a una norma che non ci riguarda. Pensiamo ai soldi dei contribuenti che hanno speso. La conferenza dei servizi ha un costo, tutti questi pareri hanno un costo, la gente deve sapere”. La conseguenza, secondo Attia, è che “di fatto, abbiamo 60 persone che non lavorano, un cinema da cento posti, con ingresso indipendente, che non viene riaperto, sette milioni che non vengono versati al Comune, e altri due cinema comunali chiusi. Inoltre – ha sottolineato Attia – tutti i residenti della zona si lamentano: la strada è buia, non c’è vita. Chiediamo che chiunque si insedi adesso in Regione faccia di tutto per rivalutare la posizione”.

 

 

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