22 Giugno 2021
Il meteo a Roma

Primo Maggio, a Roma 29 mila lavoratori atipici

Registrati 25.728 infortuni sul lavoro, di cui 34 mortali. Le ACLI di Roma, insieme all'Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Roma, hanno dato il via alla IV edizione del cantiere "Generiamo lavORO", per un'occupazione dignitosa

Per il Primo Maggio le ACLI di Roma e provincia rilanciano con una speciale cartolina la necessità di rivolgere uno sguardo nuovo al lavoro, affinché sia sempre davvero S.M.A.R.T., nel senso di: Sicuro, Motivante, Adeguato, Rispettoso e Tutelato. Sono questi infatti i cinque aggettivi, secondo le ACLI di Roma, che devono essere sempre alla base di ogni occupazione professionale, pur di fronte a nuove modalità di lavoro agili e flessibili rese indispensabili dalla pandemia. Un lavoro che per le ACLI di Roma può essere da remoto, ma giocando con il riferimento ai tempi verbali, non deve essere passato bensì presente e futuro.

Una necessità che diventa ancora più evidente analizzando i dati del lavoro a Roma relativi al 2019 e recentemente resi noti dal Campidoglio: sono stati registrati 25.728 infortuni sul lavoro, di cui 34 mortali, perciò il lavoro deve essere “SICURO“; il voto di soddisfazione medio è di 7,3 su 10, appena sotto la media nazionale, quindi un lavoro “MOTIVANTE” permette al lavoratore di non trovare gratificazione soltanto nel compenso, ma di ricevere un valore aggiunto dall’impego che svolge; il tasso di occupati sovraistruiti è del 27,2%, c’è quindi bisogno che il lavoro sia “ADEGUATO” perché corrisponda alle aspettative e ai desideri delle persone, e possa essere il compimento di un percorso che spesso costa tempo, denaro e sacrifici; il tasso di occupazione femminile è al 57,8% rispetto al 70,7% di quello maschile, mentre l’incidenza degli occupati stranieri sul totale degli occupati è del 15%, c’è quindi la necessità di un lavoro “RISPETTOSO”, che coinvolga tutti, senza distinzione di genere, età o paese d’origine; l’incidenza dei lavoratori atipici, cioè a tempo determinato o in collaborazione, è del 13,1% con quasi 29.000 atipici in condizione di inoccupazione forzata, fondamentale quindi che ogni impiego sia “TUTELATO“, così che tutti possano acquisire maggiore sicurezza e fiducia nel futuro. Temi su cui discutere durante il Primo Maggio.

Proprio per raggiungere questi obiettivi, le ACLI di Roma, insieme all’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Roma, con una ricca rete di organizzazioni della città tra cui la CISL di Roma e Rieti, hanno dato il via alla IV edizione del cantiere “Generiamo lavORO“, un percorso nato con l’obiettivo di promuovere e rimettere al centro il lavoro dignitoso quale perno di cittadinanza e sviluppo integrale della persona e della comunità, con un approccio valoriale, educativo e al tempo stesso concreto, in grado inoltre di fornire ai giovani un kit di strumenti per facilitarne l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro.

«Oggi a seguito del Covid-19 per molti il lavoro si è digitalizzato, allontanandosi dalla sua sede d’eccellenza l’ufficio, per entrare nelle mura domestiche – dichiara Lidia Borzì, presidente delle ACLI di Roma aps – per tantissimi altri, invece, il lavoro purtroppo è sparito e per moltissimi altri sarà impossibile entrarci. A pagare il prezzo più alto dell’attuale crisi economica e sociale ci sono i lavoratori autonomi, gli operatori del settore turistico e della ristorazione, e tutta quella schiera di lavoratori che avendo sempre fatto i conti con il precariato e le basse tutele, si trovano fuori dalle misure di sostegno governative. Oggi, per una piena rinascita del Paese, in cima alle priorità della politica, ci deve essere il lavoro dignitoso, anche nelle sue nuove modalità agili che necessitano però di essere strutturate e sistematizzate. Possiamo parlare, infatti, di lavoro veramente flessibile solo se garantiamo l’inflessibilità di quei valori che lo devono sempre accompagnare. Un lavoro quindi, Sicuro, Adeguato, Motivante Rispettoso e Tutelato, questo il perimetro del lavoro dignitoso da delineare affinché si possa dire davvero “smart” e garantisca a ognuno il diritto al suo “per sempre” lavorativo».

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