Quirinale mette all’asta i cinghiali di Castelporziano, è polemica

Oipa, "Si parte da 110 euro. Sono animali senzienti, sterilizzarli". C. Scientifico, "selezione cinghiali è per tutela animali"

Il Quirinale mette all’asta i cinghiali catturati vivi nella tenuta presidenziale di Castelporziano, alle porte di Roma: adulti, giovani e cuccioli “destinati a finire nel piatto. Importo a base d’asta, rispettivamente, 110, 60 e 8 euro a esemplare”. Lo afferma l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) evidenziando come “ancora la presidenza della Repubblica ricorra a procedure amministrative non etiche nelle quali gli animali sono considerati meri oggetti”. L’Oipa chiede che i cinghiali “siano sterilizzati. Gli animali sono esseri senzienti, lo afferma anche il trattato di Lisbona”, e la delegata di Roma, Rita Corboli invita “il presidente Mattarella a mettere fine alla mattanza”.

Il bando, scrive Oipa in una nota, “e’ rivolto agli allevatori e chi vincera’ la gara a partire dal 1 agosto per un anno potra’ trasportare i capi catturati dalla Tenuta ai propri stabilimenti, per poi farli finire nel piatto. Saranno destinati a questa triste fine cinghiali adulti, subadulti e cuccioli.

“Una gestione del genere e’ molto lontana dal recepire il Trattato di Lisbona del 2007, che tutela gli animali in quanto ‘esseri senzienti’ – prosegue l’Oipa. Gli esemplari ‘in sovrannumero’ possono essere contenuti con adeguate campagne di sterilizzazione. Chiediamo alla presidenza della Repubblica, come abbiamo chiesto alla Regione Lazio e agli enti di gestione delle riserve, che non si ricorra piu’ a queste procedure e che si passi a una gestione etica della fauna poiche’ questa e’ di proprieta’ indisponibile dello Stato, cioe’ di tutti i cittadini, la stragrande maggioranza dei quali e’ contraria alla caccia e, immaginiamo, anche alla cattura di animali vivi destinati ad andare all’incanto”. “La triste asta del Quirinale non e’ un caso isolato. Analoghe aste di cinghiali vivi sono state indette nell’ultimo anno da RomaNatura e dal Parco di Veio”, conclude l’Oipa.

La replica

“La politica di selezione di Cinghiali e’ operata – per rispetto e a tutela degli animali – ogni anno, da decenni. Da quando a Castelporziano e’ stata abolita la caccia, che veniva praticata frequentemente, con l’abbattimento di centinaia di molte specie: Cinghiali daini, caprioli e fagiani. Castelporziano e’ infatti un sistema ‘ecologicamente’ chiuso, in cui vengono a mancare i predatori naturali normalmente posizionati ai vertici della catena alimentare”. Lo precisa il Consiglio Scientifico della Tenuta di Castelporziano “in riferimento alle polemiche.

“La riproduzione dei Cinghiali e’ molto alta (la popolazione censita dai monitoraggi annuali condotti dall’Ispra ammonta ad alcune migliaia di individui) e se non se ne spostassero altrove alcuni capi ne morirebbe un gran numero perche’ non avrebbe la possibilita’ di trovare cibo a sufficienza nei boschi della Riserva, andando inoltre a competere con specie sensibili della Tenuta, quali il capriolo italico, che ne soffrirebbe – riporta una nota -. In aggiunta, si perderebbe completamente la rinnovazione naturale della foresta di querce caducifoglie, vero patrimonio ambientale di Castelporziano e prezioso habitat tutelato dell’Unione europea. Le ghiande sono infatti il cibo preferito dai numerosissimi Cinghiali. Per questa ragione ogni anno il numero di Cinghiali eccedente quello che consente alla popolazione di essere in equilibrio con le altre componenti dell’ecosistema, viene ceduto attraverso il sistema dell’asta, come dettato dalla normativa in tema di alienazione dei beni pubblici, e come attuato dal sistema delle aree protette. Si tratta – si ripete – di una scelta a tutela dei Cinghiali stessi, nonche’ a protezione delle altre specie di fauna a maggior rischio e del pregiato ecosistema forestale della Riserva naturale. Non attuare azioni di controllo della popolazione di Cinghiali impedirebbe la tutela dell’ecosistema nel suo complesso. Le tecniche di sterilizzazione, gia’ sperimentate in contesti urbani, su popolazioni di cosi’ grande numerosita’ non trovano successo ecologico”.

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