Roma è capitale morti sul lavoro, dopo 12 anni record di casi

Filca Cisl di Roma: "In 50 giorni nella provincia sono morti quattro operai, tre per cadute dall'alto. Non si può morire per lavorare".

“Oggi 28 dicembre, nel giorno dei Martiri Innocenti, un martire innocente ha perso la vita sul posto di lavoro. Per questo lavoratore, il nuovo anno non fa in tempo ad arrivare che è già finito. Nel suo ricordo alla sua famiglia giungano le condoglianze del sindacato”. Lo dichiara in una nota Nicola Capobianco, segretario generale della Filca Cisl di Roma. “L’incidente mortale di via Merulana di oggi – ricorda – è l’ottavo incidente mortale nell’edilizia a Roma e provincia, era dal 2009 che non si raggiungeva un numero cosi alto. Una strage silenziosa a cui concorrono controlli occasionali, affidati a personale numericamente esiguo e ritardi nell’applicazione della normativa. Davanti a cifre da bollettino di guerra, noi come sindacato abbiamo continuato a fare proposte per la sicurezza, che sono rimaste inascoltate. Purtroppo – prosegue il sindacalista della Filca – ancora una volta dobbiamo piangere per un uomo che si è alzato la mattina per andare a lavorare e non ha fatto più ritorno dai propri cari. In 50 giorni nella provincia di Roma sono morti quattro operai, tre per cadute dall’alto. Non si può morire per lavorare”.

“Abbiamo chiesto un incontro alla Prefettura per provare a costituire insieme un tavolo operativo che riunisca tutte le parti affinché con il contributo comune si possa provare a contrastare il fenomeno delle morti sul lavoro, ma ancora non siamo stati convocati. L’applicazione della Patente a punti nel settore per premiare le imprese virtuose ed espellere quelle inadempienti, la sicurezza sul lavoro che diventi una disciplina scolastica, l’assunzione di nuovi ispettori, l’aumento del numero delle ispezioni e controlli nei cantieri, dotazione di più ispettori è più mezzi, la condivisione delle informazioni di tutti gli organi ispettivi, sono solo alcune delle proposte che mettiamo in campo e che secondo noi non possono più essere rinviate. In attesa delle risposte che non arrivano noi continuiamo a piangere i nostri morti e a stilare bollettini di guerra. Quanti altri amici dobbiamo piangere prima che si prendano finalmente dei seri provvedimenti?”, conclude Capobianco.

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