Roma: fiamme a Malagrotta e rifiuti in trasferta

Gualtieri: "Questo ennesimo incidente rende ancora piu' evidente quello che diciamo da tempo: è indispensabile superare l'attuale situazione di insufficienza di impianti e sbocchi"

Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, durante il sopralluogo al Tmb di Malagrotta dopo l'incendio di ieri sera.

L’incendio al Tmb2 di Malagrotta, divampato alle 17:48 di mercoledi’ 15 giugno, e’ il terzo, in pochi anni, che si ripercuote direttamente sul precario ciclo dei rifiuti romani. Nel 2018 tocco’ al Tmb Salario, nel 2019 a quello di Rocca Cencia, entrambi di proprieta’ dell’azienda pubblica capitolina Ama.

Stavolta e’ stato il turno del piu’ grande impianto di Trattamento meccanico biologico della capitale, quello di Malagrotta, dotato di due linee e rimasto operativo anche dopo la chiusura della discarica. Serviranno tre mesi, almeno, per poter risalire alle cause, e a un eventuale dolo. Per ora il fascicolo in procura e’ a carico di ignoti, si indaga per “delitto colposo di danni”, e’ escluso il reato di disastro ambientale: le prime rilevazioni Arpa hanno registrato valori di Pm10 e Pm2,5 nei limiti di legge, i successivi un incremento delle diossine che e’ pari ai valori di riferimento stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanita’, e un incremento dei particolati ma comunque sotto i limiti.

Le strutture in fiamme, da cui sono scaturiti i fumi che hanno avvolto molte aree della citta’, sono della societa’ Giovi di Manlio Cerroni, il quale ha tenuto a dire che quanto accaduto “e’ drammatico” e portera’ “danni economici e ambientali, e conseguenze, inimmaginabili”. Cerroni ha voluto ricordare, pero’, che “i chiarimenti” non vanno chiesti a lui. E infatti il procuratore Francesco Lo Voi sentira’, tra gli altri, l’amministratore giudiziario, Luigi Palumbo.

Il sindaco Roberto Gualtieri, dal canto suo, ha confermato che “sono ore difficili per la citta’” e ha firmato un’ordinanza – usando i poteri commissariali – per stoccare, per 60 giorni, 550 tonnellate di rifiuti (400 piu’ 150) in due siti che gia’ li prendono: Acilia e Ponte Malnome. L’amministrazione capitolina e’ freneticamente a lavoro per ricollocare tutti gli scarti orfani di impianto e ha presentato in prefettura ieri un piano dettagliato.

Per ora, in uno scenario fumoso e in continuo divenire, due certezze di partenza ci sono. Una l’ha chiarita Gualtieri: “Questo ennesimo incidente rende ancora piu’ evidente quello che diciamo da tempo: e’ indispensabile superare l’attuale situazione di insufficienza di impianti e sbocchi” e “gli sbocchi successivi al trattamento, come noto, sono due: termovalorizzazione o discarica”.

L’altra e’ la mappatura degli impianti e sbocchi disponibili nel Lazio. Di discariche, con quella di Viterbo in esaurimento, al momento pronta potrebbe essere quella di Albano Laziale, in provincia di Roma, dissequestrata ma non riaperta: la proprieta’ e’ della Ecoambiente. Su un’altra, pende da tempo la pratica, e’ quella di Magliano Romano: sito per inerti per cui la societa’ Idea4 di Acea ha fatto richiesta di conversione. Sulla termovalorizzazione, invece, l’unica strada – nei confini del Lazio – porta a San Vittore, impianto di Acea in provincia di Frosinone.

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