Roma, la campagna (discutibile) sul ritorno dei controllori sui bus

Dopo più di un anno tornano le verifiche sui mezzi pubblici. Ma l’annuncio non è piaciuto a tutti

Da un po’ di giorni sono tornati i controllori sui mezzi pubblici di Roma. Come raccontato da Radiocolonna, la decisione di far ripartire i controlli ha coinvolto l’azienda e i sindacati per un ritorno alla normalità che non poteva prescindere anche da un presidio contro ‘portoghesi’ e furbetti. Uno stop successivo “alla sospensione imposta dalle disposizioni anti Covid” – come ha motivato Atac – che ha indubbiamente avvantaggiato l’evasore rispetto a chi, diligentemente, ha pagato regolarmente il biglietto o è stato in possesso di un abbonamento.

La decisione ha sollevato un vespaio di polemiche tra gli utenti del web, non per il ritorno in sé dei controllori, ma per un loro stop – a dire dei critici – troppo prolungato e sostanzialmente immotivato, anche al netto della pandemia.

Ma c’è un altro tema che ha fatto discutere l’utenza, ed è quello comunicativo. In che modo l’azienda ha voluto di far sapere a pendolari e passeggeri il ritorno dei controlli all’interno dei bus?

Questo è il cartello che campeggia da alcune settimane all’interno dei mezzi pubblici della Capitale. A creare perplessità è stata la scelta dello slogan: “con 1,50 euro paghi di meno e stai sereno”. Che parafrasando potrebbe voler dire: “paga, perché potrebbero arrivare i controlli. Che senso ha rischiare per una manciata di euro?” Qui il senso del pagamento del biglietto non si focalizza sul fatto che pagare è necessario e giusto, ma sul fatto che potrebbe essere fonte di tranquillità. E rischia di non sortire alcun effetto nei confronti di quel vulnus culturale che spinge a pagare il biglietto solo per evitare la multa successivamente e non perché è solo pagando il bit che un trasporto pubblico può andare avanti. Ma il web – implacabile – se l’è presa anche con la veste grafica. L’immagine mette in scena un controllore con un rassicurante pollice alzato –più autoritario e prescrittivo, forse un po’ da ayatollah itaniano, sarebbe stato l’indice alzato, che comunque avrebbe fatto la sua figura – ma colpevolmente con la mascherina abbassata al di sotto del naso.

Questo commento riassume bene l’accoglienza che parte della rete ha dato al volantino:

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