La Corte di Cassazione ha reso definitive condanne per oltre cento anni di carcere nei confronti di 14 imputati, riconoscendo l’esistenza di una struttura di ’ndrangheta pienamente operativa a Roma. I giudici hanno accertato che nella Capitale non vi fosse una semplice infiltrazione criminale, ma un vero e proprio “Locale” autorizzato dalla casa madre calabrese. Un’articolazione territoriale stabile, dotata di gerarchie e regole, capace di controllare attività economiche e di infiltrarsi nel tessuto produttivo. Le indagini hanno ricostruito il ruolo di una direzione mafiosa affiancata da un solido braccio imprenditoriale, attivo in diversi settori commerciali. Le intercettazioni hanno confermato il legame organico con la Calabria. La sentenza chiude definitivamente uno dei filoni processuali più rilevanti degli ultimi anni. Per la giustizia italiana, a Roma si trattava di ’ndrangheta.
Roma, la sentenza che cambia la mappa delle mafie
La n'drangheta è stata ufficialmente riconosciuta come presente nella Capitale