Roma: le riserve idriche si svuotano, la siccità bussa alle porte

A lanciare l'allarme è Marco Casini, segretario generale dell'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino centrale

Le piogge abbondanti di inizio anno non bastano a rassicurare. Roma e il Lazio si trovano di fronte a una crisi idrica silenziosa ma concreta, alimentata da un clima che cambia più in fretta di quanto le infrastrutture riescano ad adattarsi. A lanciare l’allarme in un’intervista al dorso locale de La Repubblica, è Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale: se non si inizia a conservare l’acqua piovana, a riutilizzare quella depurata e a ridurre gli sprechi, la siccità rischia di lasciare i cittadini letteralmente a secco.

La sorgente del Peschiera, principale fonte di approvvigionamento idrico della Capitale, si trova oggi al venticinquesimo percentile del suo minimo storico: in parole semplici, eroga meno acqua del normale rispetto alla gran parte degli anni monitorati. E se gennaio e febbraio avevano fatto sperare, con piogge eccezionali pari a quelle di sei o sette mesi, aprile ha bruciato ogni ottimismo: nove giorni con temperature estive, siccità precoce e stress idrico pesante per agricoltura e suoli.

Il quadro climatico di lungo periodo non lascia spazio all’ottimismo. Le giornate con temperature sopra i 25 gradi sono ormai circa 160 all’anno, le estati si estendono da aprile a ottobre, le notti tropicali aumentano e le piogge diventano sempre più rare e concentrate in eventi estremi. Le sorgenti più superficiali, a differenza del Peschiera, risentono direttamente del calore e si esauriscono prima.

Le soluzioni esistono, ma richiedono volontà e investimenti. Roma ha già ridotto le perdite della rete idrica al 27%, ben al di sotto della media nazionale del 40%, ma restano aree critiche. Sul tavolo ci sono il riuso delle acque reflue depurate, oggi disperse in mare, e la costruzione di invasi per raccogliere le precipitazioni sempre più intense e irregolari. Il monito di Casini è chiaro: il 2022, con la siccità peggiore degli ultimi cinquecento anni, ha già mostrato cosa significa restare senz’acqua. Senza interventi concreti, quello scenario potrebbe diventare la norma.

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