Roma, troppo caro rifare le strade con i sampietrini: il Municipio I vuole cambiare il piano Raggi

Per procedere con l'esclusione di alcune strade del centro dal piano servirà un passaggio formale in assemblea capitolina, e un via libera non è atteso a breve

I sampietrini riposizionati di Borgo Pio per il Giubileo
I sampietrini riposizionati di Borgo Pio per il Giubileo

C’è un paradosso romano che si ripete ogni primavera: strade riqualificate con i sampietrini che, nel giro di pochi mesi, mostrano già i segni del cedimento. Buche, avvallamenti, blocchetti che si separano e si muovono sotto il peso del traffico moderno. E poi gli interventi di ripristino, costosi e frequenti, che pesano sui bilanci municipali già sotto pressione.

È da questa contraddizione – scrive il dorso locale de La Repubblica – che nasce la memoria di giunta firmata dalla minisindaca del Municipio I, Lorenza Bonaccorsi: un atto formale che chiede di escludere quattro strade dal “piano sampietrini” varato dall’ex sindaca Virginia Raggi. Le vie in questione sono piazza Cavour, via Milano – dall’incrocio con via Panisperna fino a via del Quirinale – via di San Claudio, dietro via del Corso, e via Statilia, tra piazza di Porta Maggiore e via Emanuele Filiberto. Tutte accomunate dallo stesso problema: bus, auto in colonna e mezzi pesanti per il carico e scarico merci che rendono il selciato in leucitite – la caratteristica pietra vulcanica grigia dei sampietrini romani – semplicemente inadatto a reggere l’impatto.

Il nodo non è solo estetico o di sicurezza, ma anche economico. Lo spiega con numeri precisi l’assessora ai Lavori pubblici del Municipio I, Alessandra Sermoneta, citando il caso più emblematico: “Per riqualificare 600 metri di via di San Claudio abbiamo speso circa 80mila euro con il selciato, contro i 30mila che sarebbero bastati con l’asfalto”. Quasi il triplo. “Queste sono le vie in cui è evidente come il sampietrino non sia la soluzione più adatta”, aggiunge Sermoneta, lasciando intendere che le strade candidate a una revisione potrebbero essere più delle quattro citate nell’atto.

Il piano Raggi del 2019 aveva una logica precisa: mantenere il sampietrino nel centro storico, rimuoverlo sugli assi più trafficati come via Nazionale o viale Aventino, già passati all’asfalto. Un’impostazione che nella pratica si sta rivelando insufficiente in alcuni tratti. La richiesta del Municipio I è già arrivata all’attenzione del Campidoglio: i primi confronti tecnici e politici con il Comune sono stati avviati. Ma la strada è ancora lunga. Per procedere con l’esclusione delle strade dal piano servirà un passaggio formale in assemblea capitolina, e un via libera non è atteso a breve.

Nel frattempo, la questione apre un dibattito più ampio: quanto siamo disposti a spendere per mantenere uno dei simboli più riconoscibili di Roma? I sampietrini sono patrimonio identitario, ma quando diventano una voce di costo poco sostenibile e una fonte di pericolo per chi si muove su due ruote, il simbolo rischia di trasformarsi in un problema. Trovare l’equilibrio tra tutela del paesaggio urbano, sicurezza e gestione oculata delle risorse pubbliche è la sfida che il Municipio I ha messo sul tavolo. Adesso tocca al Campidoglio rispondere.

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