Sanità: infermieri in piazza a Roma “aumentare salari, lavoro usurante”

Una manifestazione, promossa dai sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials e Nursind in piazza del Popolo

L’infermiere: un lavoro in crisi, fisicamente usurante e mal retribuito. Per questo i giovani di oggi si avvicinano sempre meno a questa professione nobile (negli ultimi due anni si sono laureati piu’ medici che infermieri). E’ questo uno degli argomenti al centro della manifestazione in corso oggi al centro di Roma, in una piazza del Popolo gremita, dal nome: ‘Sanita’, se non la curi non ti cura!’. A scendere in piazza lavoratrici e lavoratori che operano in sanita’: nel pubblico, nel privato e nel terzo settore.

Una manifestazione, promossa dai sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials e Nursind, per chiedere al nuovo governo un immediato e concreto impegno sulla sanita’ per garantire la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettivita’. In particolare, sono 8 le misure urgenti promosse dai sindacati in un documento comune alla base del sit-in: maggiori risorse per il fondo sanitario nazionale, lotta alle esternalizzazioni, superamento dei limiti di tetti di spesa per il personale, assunzioni e stabilizzazioni, adeguate risorse contrattuali, spazi per la contrattazione decentrata e la valorizzazione del personale, misure per l’integrazione fra pubblico e privato e, infine, per l’integrazione fra sanitario e sociale.

“La nostra remunerazione e’ tra le piu’ basse in Europa e quindi molti infermieri vanno all’estero”, spiega Andrea Bottega, segretario nazionale Nursind, uno dei sindacati degli infermieri presenti in piazza. “Il rapporto ideale sarebbe di un medico ogni 3 infermieri, ma qui questo e’ totalmente sbilanciato: negli ultimi 2 anni si sono laureati piu’ medici, oltre 10 mila, che infermieri, fermi a poco piu’ di 9 mila unita’”, spiega Bottega che aggiunge: “Il nostro e’ un lavoro dove c’e’ grande richiesta e allora perche’ pochi vogliono farlo? Perche’ il trattamento economico di circa 1500 euro al mese, ma a fronte di un lavoro notte e giorno, compresi i periodi di festa, non e’ molto allettante”. Questo pero’ e’ solo uno dei motivi, quello che balza subito agli occhi. Ma i problemi sono anche altri, ad esempio la crescita professionale. “Ad oggi un giovane che intraprende questa carriera sa che oggi non c’e’ possibilita’ di crescita retributiva”, dice Bottega. Parti con un tot e, pur accumulando esperienza, cresci poco o zero. Forse per migliorare la situazione si potrebbe intervenire agendo sulla “rimozione dell’esclusivita’ di rapporto per il pubblico impiego”, ragiona il segretario del Nursind, permettendo dunque al personale di lavorare anche nel privato. Per Giuseppe Carbone, segretario generale del Fials, per migliorare la situazione bisogna: “individuare il male della sanita’ e noi lo abbiamo individuato: la medicina di base non funziona”. “I medici sono diventati impiegati amministrativi – aggiunge -. I genitori che hanno dei figli malati li devono portare con la febbre in ambulatorio, perche’ il pediatra a casa non viene. Noi potremmo trovare soldi sufficienti alla sanita’ mettendo in condizione la medicina di base di fare il proprio lavoro dando opportune coperture assicurative. Il medico si preoccupa infatti della ricetta e fa fare esami di laboratorio eccessivi di cui si potrebbe fare a meno. Il medico di base che conosce il paziente e sa in quanti giorni guarisce normalmente dara’ ad esempio 7 pillole rimborsate e non 30, questo comporterebbe un grande risparmio”

 

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