Scuola, per i virologi meglio rimandare apertura al 18 gennaio

Risale la curva epidemica, il Lazio rischia di finire in zona arancione

Il governo lavora (il prossimo Dpcm è previsto per il 15 gennaio) a un’ulteriore stretta per arginare l’arrivo della terza ondata del virus, confermando buona parte delle misure attualmente in vigore, a partire dal divieto di spostamento tra le regioni.

Lentamente risale la curva epidemiologica, i numeri sono sicuramente peggiori rispetto a quelli di 7 giorni fa e ancora non si vedono gli effetti del Capodanno, dove non sono stati pochi i trasgressori alle norme anti-assembramento.

A oggi sono almeno 12 le regioni che – alla luce dell’abbassamento della soglia dell’Rt che fa scattare il posizionamento nelle diverse fasce – sono a rischio di passaggio in una zona con misure più restrittive. Tra queste il Lazio (con un indice Rt appena sotto l’1) che è stato inserito dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) tra le 9 regioni che hanno superato la soglia di allerta (30%) per i posti occupati in terapia intensiva.

Alla luce di queste considerazioni, i virologi Maurizio Sanguinetti (direttore del dipartimento di Scienze di laboratorio e infettivologiche della Fondazione policlinico Gemelli) e Massimo Andreoni (direttore della società italiana di Malattie infettive e primario a Tor Vergata) considerano un “azzardo” riaprire le scuole superiori l’11 gennaio e consigliano di “aspettare una o due settimane”.

I due virologi suggerisco di aspettare al 18 gennaio “per vedere quello che succede – spiega Andreoni sulle pagine di Repubblica – pronti naturalmente a rimandare ulteriormente, mi verrebbe da dire meglio il 31 ma possiamo anche vedere i dati del 15 o 16 gennaio e valutare”.

L’ultima parola spetta al governo, che oggi dovrebbe pronunciarsi anche sui nuovi colori delle regioni.

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