Scuola: protesta degli studenti a Roma non si ferma. Occupato anche il Montale

Dopo il Manara e il Morgagni

Proseguono le occupazioni nelle scuole di Roma. Anche gli studenti del Liceo Montale, seguendo l’esempio del Manara e del Morgagni, dove la protesta è stata chiusa dopo che una ragazza è risultata positiva al Covid, hanno deciso di occupare il proprio istituto in via di Bravetta.

“Questo atto nasce dalla volontà della maggioranza degli studenti, aventi consapevolezza dell’importanza e del peso di quest’azione di protesta- scrivono in un lungo documento con cui presentano le ragioni della mobilitazione- Porteremo avanti questa occupazione nel pieno rispetto delle norme anti-Covid vigenti, garantendo l’obbligo di indossare la mascherina negli spazi interni dell’Istituto e di mostrare il Green Pass per permettere l’accesso all’edificio unicamente agli studenti del Montale Ci occuperemo inoltre del tracciamento degli studenti in modo da poter riferire alla ASL i dati necessari in caso di contagi durante l’occupazione. Reduci da un periodo di due anni durante i quali l’istruzione è stata messa totalmente in secondo piano, abbiamo assistito a delle modalità di rientro che non hanno saputo né colmare le carenze didattiche accumulate nell’ultimo periodo né tutelare l’altrettanto importante aspetto relativo alla socialità tra gli studenti. Abbiamo deciso di pubblicare questo documento politico per denunciare la situazione generale che stiamo vivendo e per avanzare le richieste che riteniamo necessarie per il miglioramento della nostra scuola”. Gli studenti del Montale invitano anche “le altre scuole a mobilitarsi, a lottare e a dare solidarietà alla nostra azione, mediante la ricondivisione di questo testo”.

“Negli ultimi due anni- argomentano i ragazzi- abbiamo assistito ad una serie di scelte politiche da parte del Governo che hanno, nei fatti, relegato il ruolo dell’istruzione, in una prima fase, ad una semplice questione di ordine pubblico: infatti, tra ripetute chiusure e riaperture non sono state attuate riforme di nessun genere per assicurare una continuità didattica e sociale. Durante la crisi pandemica il sistema scolastico italiano, già a pezzi dopo decenni di tagli, ha ulteriormente limitato l’accesso al diritto allo studio per chi aveva condizioni economiche o psicologiche precarie e ha creato in milioni di studenti carenze formative e danni psicologici”. Si tratta, dicono ancora gli studenti, di “due anni disastrosi cui, al momento del ripristino della didattica in presenza, non ha fatto seguito alcuna azione da parte del Ministero e del Governo tutto per sistemare la situazione. Tutto ciò ha posto le basi per la nascita della nostra protesta. Stanchi di stare in silenzio, abbiamo bisogno di far sentire la nostra voce e far valere i nostri diritti”.

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