Siccità e peste suina mettono in ginocchio la filiera agricola del Lazio – FOTOGALLERY

Il governatore, Nicola Zingaretti, ha proclamato oggi con decreto lo stato di calamità naturale per siccità. Già da settimane agricoltori e allevatori fanno i conti con la carenza di risorse idriche. I primi razionamenti sull’irrigazione sono iniziati a Frosinone e Latina, il prossimo capoluogo interessato potrebbe essere Viterbo

La siccità a Roma e nel Lazio.

Dopo la peste suina è arrivata la siccità a minacciare agricoltori e allevatori del Lazio, che già da settimane fanno i conti con la carenza  di risorse idriche. I primi razionamenti sull’irrigazione sono iniziati a Frosinone e Latina, il prossimo capoluogo interessato potrebbe essere Viterbo.

Oggi il governatore Nicola Zingaretti ha proclamato lo stato di calamità naturale, mentre i sindaci dei tre comuni attorno al lago di Bracciano hanno emesso ordinanze per contenere gli sprechi, chiedendo alla popolazione di utilizzare l’acqua soltanto per bere e per l’igiene personale. A Roma, invece, il sindaco Roberto Gualtieri ha chiarito che non c’è “nessuna emergenza” e ribadito (con lui Acea) che non sono previsti approvvigionamenti a turno. Ma l’indicazione è comunque quella di fare attenzione agli sprechi.

“Così come indicato ufficialmente anche da Acea Ato 2, è bene ribadire che il territorio di Roma non sarà interessato da emergenze idriche – ha dichiarato il sindaco capitolino –. Gli investimenti effettuati negli ultimi anni hanno garantito una riduzione di perdite sulla rete che, insieme alla razionalizzazione del flusso immesso, garantiscono e garantiranno la regolarità nell’erogazione di acqua in tutta la città”. Tuttavia “rimane sempre attuale l’invito che rivolgo a tutti i cittadini, affinché si utilizzi in modo attento e responsabile un bene prezioso come l’acqua”, ha precisato.

Intanto le temperature molo alte, inusuali per questo periodo, hanno dato il colpo di grazia alle produzioni agricole che, in alcuni comparti, sono crollate del 30% in alcuni comparti. Ad aggravare la situazione anche gli incendi: tra Roma e provincia, nella sola giornata di ieri, i vigili del fuoco hanno fatto 50 interventi. Le fiamme hanno devastato diverse colture a Marino, Lanuvio e Artena.

A lanciare l’allarme per il pericolo siccità è stato anche il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, che ieri – dal convegno organizzato al centro congressi La Nuvola a Roma – ha ammonito: “In Italia c’è la mancanza della risorsa primaria dell’acqua e in alcuni casi quella risorsa manca perché non sono state fatte delle manutenzioni straordinarie o delle opere pubbliche importanti. Credo che servano anche delle norme speciali per poter fare delle importanti opere di manutenzione straordinaria perché stiamo perdendo una risorsa importante che è la risorsa dell’acqua”.

Un tema importante nei prossimi anni sarà quello del recupero delle acque piovane. Nel Lazio, ad esempio,  si recupera soltanto il 10% delle piogge e – se si considera che quest’anno è piovuto molto meno dell’anno scorso – parliamo di quantitativi irrisori. Nonostante ci sia un piano regionale per la realizzazione di cento laghetti per la cattura dell’acqua, lo sviluppo del progetto ha tempi molto lunghi per poter essere considerato impattante sul breve periodo. Così come si prospettano altrettanto lunghi i tempi per risolvere la questione cinghiali: l’obiettivo della Regione Lazio è abbattere 50mila capi nel corso del prossimo anno, il doppio rispetto al 2021. Il programma è partito ma regna l’incertezza tra gli allevatori che chiedono di conoscere l’ammontare dei ristori, mentre gli agricoltori – in particolare a Rieti – continuano a denunciare i danni causati alle colture dagli ungulati selvatici.

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