Sindaco Roma: per candidati si lavora sottotraccia

Pd aspetta sentenza Raggi, anche se la sindaca ha detto che andrà avanti comunque

I giorni trascorrono lentamente,  ma inesorabilmente. La corsa per il Campidoglio è ancora ferma. Il fatto è che tutti i partiti sembrano aspettare le mosse degli altri per presentare i propri candidati-sindaco e poiché nessuno, almeno apparentemente, si muove, siamo alla stasi e quindi le situazione è stagnante.

Al momento, infatti, le uniche candidature annunciate sono quelle di Virginia Raggi, M5S, che vuole correre per un secondo mandato, di Carlo Calenda, leader di Azione, e di Vittorio Sgarbi, noto per le sue azioni di disturbo e di provocazione. Non è detto poi che queste tre candidature restino in piedi.

La Raggi, infatti, deve aspettare il prossimo 14 dicembre e la sentenza nel processo di appello che la vede imputata per falso documentale in relazione alla nomina nel 2016 di Renato Marra, fratello del più famoso Raffaele (all’epoca uomodi fiducia della sindaca), ai vertici della DirezioneTurismo del Campidoglio. In caso di condanna l’attuale prima cittadina di Roma, in base anche al codice etico dei cinquestelle, dovrebbe rinunciare, così come ha fatto a Torino l’altra sindaca pentastellata, Chiara Appendino, condannata per un’altra vicenda. Tuttavia la Raggi ha dichiarato che andrà avanti comunque. Vale la pena ricordare che nel processo di primo grado, nel 2018, era stata assolta.

Dal canto suo Calenda sta portando avanti la sua corsa in solitaria, ma aspetta sempre segnali dal Pd, ovvero un sostegno del partito guidato da Nicola Zingaretti. Senza un accordo con i democratici, la sua candidatura potrebbe costare il ballottaggio sia a lui che al candidato appoggiato dal centrosinistra. Quanto a Sgarbi, nulla esclude che possa rinunciare per non farsicontare. Ha già ottenuto, infatti, quello che voleva, ovvero che si parlasse di lui.

Centrodestra e centrosinistra, in questo contesto, appaiono fermi anche se stanno lavorando sottotraccia e alacremente per trovare un nome vincente. Fermo restando che per il Pd è impensabile una convergenza con il M5S sulla Raggi, al Nazareno aspettano la data del 14 dicembre per vedere se sarà la giustizia a costringere al ritiro la sindaca. In questo caso potrebbe riprendere corpo l’ipotesi di una alleanza con i cinquestelle su un candidato condiviso, proveniente dalla società civile.

In caso contrario, il Pd avrebbe due strade davanti a sé: o convergere su Calenda o presentare un suo esponente di spicco. Ultimamente è stato fattoanche il nome di David Sassoli, attualmentepresidente dell’Europarlamento. L’interessato per ora rifiuta l’investitura, ma se le elezioni comunali, causa coronavirus, dovessero slittare da maggio a settembre-ottobre, potrebberipensarci perché la sua presidenza scade a fine 2021.

Il centrodestra, come detto, è parimenti fermo. Qui il puzzle è complicato anche dal fatto che le prossime comunali non interesseranno soltanto Roma, ma anche Milano, Torino, Napoli, Bologna ed altri centri di una certa importanza. Quindi la coalizione deve pensare anche agli equilibri interni e a dosare le candidature tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Molto probabilmente al Carroccio andrà Milano e Torino a Fi.

E Roma? L’abbiamo detto più volte che l’ultimaparola (la scelta) compete a Giorgia Meloni. Ed il nome di Guido Bertolaso, sponsorizzato da Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, non è proprio in cima ai suoi gradimenti. Solo una maggiore circolazione del coronavirus potrebbe farla cedere in nome della competenza dell’ex capo della Protezione civile.

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