Le superiori tornano a scuola, ma gli studenti scioperano

Tanti ragazzi non entreranno o non si collegheranno con la Dad, protestano per la scarsa sicurezza sui trasporti e nelle aule

Gli studenti del liceo Cavour

Oggi tornano a scuola le superiori, seppur al 50%. Ma tanti studenti comunque non entreranno in classe e nemmeno si collegheranno per la didattica a distanza. Si calcola che almeno uno studente su due protesterà per la mancanza di sicurezza, soprattutto sui trasporti e per il pericolo di assembramenti negli orari di entrata e di uscita. Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità comunque continuano a far sapere che dalla scuola arriva un numero di contagi di Covid19 molto limitato.

Rimane però il problema dei trasporti. I mezzi viaggiano con una capienza ridotta del 50%, e il personale dell’Atac verificherà che non ci siano assembramenti alle stazioni o alle fermate. Ma il rischio è che escluda il traffico di auto, e che chi deve andare a scuola o in ufficio debba aspettare prima di prendere un mezzo non affollato. 

Ieri, il Cts, convocato d’urgenza in mattinata dal ministro della Salute Roberto Speranza, ha confermato la propria linea: gli studenti possono tornare in classe da domani, dal 50 al 75% delle presenze a seconda del livello di organizzazione, come previsto dal Dpcm del 14 gennaio. Se qualche governatore dovesse decidere diversamente, fanno capire gli scienziati del Comitato, “se ne assume la responsabilita’”. 

Soddisfatta la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina – che non era presente alla riunione del Cts -, da sempre favorevole alla riapertura e che aveva subito il rinvio fino al 18 gennaio. “Un parere molto netto quello del Cts – dice l’esponente M5S -, che ha ricordato che le scuole hanno un ruolo limitato nella trasmissione del virus”.

Secondo Azzolina riportare le superiori in presenza “e’ un atto di responsabilita’ nei confronti dei nostri giovani”. Quindi da oggi scuole riaperte agli adolescenti, novita’ che riguardera’ in realta’ solo quattro regioni – Emilia Romagna, Lazio, Piemonte e Molise -, con immediato impatto sul trasporto pubblico locale. Nella provincia autonoma di Trento si va gia’ in classe dal 7 gennaio, dall’11 in Valle d’Aosta, Abruzzo e Toscana. Altri territori insistono invece nel rimandare la riapertura. Il Friuli Venezia Giulia, ad esempio, ha prolungato la didattica a distanza (dad) fino al 31 gennaio, dopo che analoga ordinanza era stata bocciata dal Tar. Stesso esito in Emilia Romagna, il cui governatore Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni, avrebbe voluto riaprire il 23 gennaio e parla di “situazione di incertezza” sulla scuola, ma oggi le superiori al 50% comunque riapriranno. 

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