Svolta Dem spinge progetto Conte, ma tanti i nodi M5s

5Stelle rassicurati da Letta su alleanze ma lacerati su Rousseau

Giuseppe Conte, durante la presentazione delle iniziative per l'anno dedicato a Leonardo Da Vinci

L’arrivo di Enrico Letta alla guida del Pd, dopo le polemiche interne ai dem sulla strategia per le alleanze di Nicola Zingaretti, non ferma il percorso di dialogo tra i 5 Stelle e i dem in vista delle prossime sfide elettorali. E soprattutto conferma i presupposti del progetto di rilancio del Movimento che si sono prefissi Giuseppe Conte e Beppe Grillo.

L’ex premier saluta il neo segretario e lo invita ad un “necessario” confronto sul “comune impegno per il bene del Paese”.

Il fondatore del Movimento invece, che aveva ironizzato sulle dimissioni dell’ex segretario arrivando a proporsi come suo successore, non commenta l’elezione del nuovo leader democratico ma lancia, ancora una volta, un monito contro le divisioni. La “transizione politica” che stanno vivendo i partiti, indica in un post, sta tutta nel progetto per il rilancio del paese: “Differenti si’, ma con lo stesso futuro”, vale a dire il 2050. E’ un modo, indiretto, per chiedere di non stare a cercare il pelo nell’uovo in questa fase di emergenza che richiede la condivisione di tutte le forze politiche per traghettare il paese fuori dalla pandemia con un progetto di ‘transizione’, appunto, che superi gli steccati politici. E’ un modo per cercare di riportare la pace in un Movimento che ha gia’ il suo travaglio interno e sui cui anche il nodo delle alleanze sta provocando altri mal di pancia.

Soprattutto dopo il suo “via libera” all’ingresso nella giunta Zingaretti di due consigliere pentastellate: Valentina Corrado e Roberta Lombardi. Con quest’ultima che rilancia anche le primarie aperte per Roma: un gesto visto come fumo negli occhi dall’ala dura del Movimento, quella che guarda a Davide Casaleggio e Alessandro Di Battista, strenua sostenitrice della ricandidatura di Virginia Raggi, sostenuta pero’ anche da Grillo. Barbara Lezzi, sospesa dal M5s per il suo No a Draghi, avverte: “chiedono le primarie di coalizione per farla fuori”.

E anche la consigliera laziale, Francesca De Vito, vicina a Rousseau, grida al “tradimento” di Lombardi, punta l’indice contro lo stato maggiore del Movimento e attacca sui presunti propositi di abolire il tetto ai due mandati: “l’onesta’ non e’ uno slogan” attacca parlando delle mancate restituzioni a Rousseau. Una marea, stando al sito Tirendiconto.it, da cui risulta che i parlamentari 5 stelle in regola sono solo 90. Anche Di Battista resta sulle barricate: tornare a dare una mano ai 5 Stelle? “Ci ho provato credetemi, ma quando e’ troppo e’ troppo”. In questo contesto si ragiona per cercare un accordo tra M5s e Rousseau, necessario anche per votare sulla giunta laziale ed, eventualmente, per la nuova leadership di Conte. “Contiamo di risolvere la questione entro fine mese” annuncia Lombardi. E sempre per fine mese dovrebbe essere pronto anche il progetto per il Movimento dell’ex premier. Lo stato maggiore M5s sembra dare per scontato che includera’ il proseguimento del dialogo con il Pd. “Superiamo questa fase cosi’ dura e guardiamo avanti, al 2050.Insieme possiamo raggiungere obiettivi importanti” e’ il benvenuto a Letta di Di Maio. Roberto Fico annuncia un incontro con il neo segretario dem “nei prossimi giorni”. Anche Crimi promette che il M5s continuera’ ad essere una “forza leale e aperta alla collaborazione”.

Ma in Parlamento l’ala anti-Draghi degli ex-5s rumoreggia: Mattia Crucioli attacca Grillo (“l’ecumenico garante dei 5 stelle applaude al minestrone politico del tutti dentro”) e Andrea Colletti confessa di provare “imbarazzo” nel vedere i suoi ex colleghi “a braccetto col nuovo Pd di Letta”.

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