“La sicurezza delle persone accolte e degli operatori viene prima di tutto”. A dirlo è l’assessora alle Politiche Sociali e alla Salute di Roma Capitale, Barbara Funari, replicando al deputato Marco Perissa. Ogni segnalazione di violenza o di condizioni inadeguate, sottolinea, merita ascolto, verifiche puntuali e, se necessario, interventi tempestivi, ma usarle per delegittimare l’intero sistema di accoglienza e chiedere di sospenderne gli affidamenti, senza proporre alternative, “non significa tutelare le persone fragili”.
Funari ricorda che l’esperienza delle tensostrutture è nata dal confronto tra Roma Capitale, Prefettura e Ministero dell’Interno: già nel maggio 2023, in Prefettura, si discussero con il ministro Piantedosi i risultati della prima tensostruttura di Termini. Non un’iniziativa isolata del Campidoglio, dunque, e per questo, osserva, Perissa farebbe bene a confrontarsi anche con il ministro e con le altre istituzioni coinvolte. Secondo l’assessora i risultati documentano il valore dei presidi: persone sottratte alla strada, accesso all’assistenza sociale e sanitaria, percorsi individualizzati di presa in carico, con una riduzione dei bivacchi notturni e dei conflitti nelle aree vicine alle stazioni.
“Accoglienza, decoro e sicurezza non sono obiettivi contrapposti”, ha affermato, precisando che le tensostrutture non sono la soluzione definitiva alla marginalità ma permettono di raggiungere persone spesso escluse dai percorsi ordinari. Funari aggiunge che già mesi fa Perissa si sarebbe recato all’esterno della tensostruttura di Ostiense per scattare fotografie, senza poi confrontarsi con l’assessorato, e ribadisce la disponibilità a un confronto serio. “Nessuno intende minimizzare eventuali criticità o sottrarre i gestori alle proprie responsabilità”, ha precisato, perché le inadempienze vanno accertate e affrontate. Ma la tutela delle persone fragili, avverte, deve valere anche quando se ne diffondono le testimonianze: l’anonimato non si esaurisce nell’omissione del nome, perché anche i dettagli possono rendere riconoscibile chi parla, ed è essenziale che la persona sia consapevole dell’uso del proprio racconto. Da parlamentare, conclude, Perissa sa che accuse così gravi richiedono più di un comunicato o di un video sui social: se dispone di elementi su spaccio e violenza, li trasmetta alle autorità e all’amministrazione per le verifiche. “Controlli e accoglienza devono andare insieme. Lasciare le persone in strada non le rende più sicure e non rende più sicura Roma”.